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Sette anni in Ticket

Dicembre 2018

Gli uomini dell'Occidente perdono la salute per fare i soldi,
e poi perdono i soldi per recuperare la salute
[Dalai Lama]

Bivio spezzato

Quando vivevo fuori dalla Matrice mi trastullavo con attività che non richiedevano denaro: giochi di ruolo, passeggiate nei boschi, circoli ARCI e vacanze in autostop. Mi bastava un boccone di pane sulla spiaggia per volare in paradiso. Gli amici sapevano che non potevo permettermi la pizzeria, e le ragazze mi guardavano anche se andavo a ballare in bicicletta. Il mio status di studente giustificava povertà, instabilità e nomadismo.
Al contrario, pochi mesi dopo la laurea, iniziai a lavorare dieci ore di lavoro al giorno, restando povero in canna. Lo stipendio serviva a pagare i debiti, e il tempo libero a pulire casa. Spiegarlo ai matriciali era assai arduo: siccome vivevo tra di loro, essi davano per scontato che io potessi vivere come loro. Invece ero rimasto incastrato sul Confine, con un piede dentro e uno fuori. Per fortuna, l'azienda dove lavoravo finì vittima della bolla delle dot-com, e io mi ritrovai disoccupato. Scottato da quel fallimento, presi a rifiutare ogni lavoro a tempo pieno, restando felicemente ai margini della Matrice. Per cinque anni tirai a campare con ottocento euro al mese, più ricco di uno studente e più povero di un lavoratore, ma con tanto tempo libero.

Adesso, sfruttando la nozione di Confine, potrei provare a quantificare la serenità di quel periodo fortunato. I dati estrapolati dal rituale della Meditazione all'Indietro suggeriscono che tra il 2001 e il 2005 io abbia sì vissuto all'interno della Matrice, con valori dello IAM compresi tra il 50% e il 60%, e con ottimi valori di Agiatezza, compresi tra il 60% e l'80%. Questo potrebbe spiegare perché fossi felice, nonostante la vicinanza del Confine: vivevo a metà strada tra le due realtà, ma ero sulla metà giusta (quella che abbiamo chiamato Frontiera). Dentro per i piaceri, fuori per i doveri.

Vita sulla Frontiera

I problemi iniziarono nel 2006, quando misi su famiglia, all'ombra dei ticket. All'inizio erano buoni pasto che trasformavo in cibo, insegnando informatica a Firenze. Presi a sussumere qualcosa di più serio nel 2007, sotto forma di abbonamenti ferroviari, sulla tratta Lecco-Bergamo. Poi, a partire dal 2009, con la dipartita di mio padre, iniziai a vivere di soli ticket: ferroviari, alimentari, bug di applicativi software. Tra un biglietto e l'altro ho percorso circa 100.000 km tra Milano a Lecco, quasi tre volte il giro del mondo. Eppure ero immobile, incastrato tra le maglie del Confine.

Restai sul Confine per sette anni, tra il 2009 e il 2015 circa [1]. In quel periodo aderivo alla maggior parte dei comportamenti della Sporca Dozzina, con valori dello IAM compresi tra il 48% e il 61%, quindi ero tendenzialmente dentro la Matrice. Purtroppo eccedevo nei comportamenti deficienti: lavoro, faccende di casa, spostamenti quotidiani. Contemporaneamente aderivo poco ai comportamenti abbondanti, ovvero stipendio, tempo libero e affetti. Il mio disagio non era dovuto all'ingresso nella Matrice, come credevo nel 2009 (quando iniziai a tenere questo diario). Ero semplicemente rimasto incagliato sul Confine: dentro per i doveri, fuori per i piaceri.

Per entrare nella Matrice occorre avviare un volano pesante parecchie tonnellate. I primi stipendi servono a comprare mobili, pagare debiti, curare malattie arretrate. Nel mio caso, dopo anni di fame e digiuni forzati, quando fui finalmente in grado di pagarmi un pranzo di lavoro, mi ritrovai a seguire una dieta più povera di prima, per colpa di una gastrite vinta durante il soggiorno sul Confine. Quindi a pranzo un pacchetto di crackers, a cena una mela. Se andavo al ristorante con gli amici sborsavo 25€ per un'insalata, se moglie e figlia banchettavano col carpaccio di pesce, io mi nutrivo di verdura. Ciò non fece altro che peggiorare la situazione: ero incazzato, perché non mi potevo godere lo stipendio, e non mi godevo lo stipendio, perché ero incazzato nero.

IAM/Agiatezza (dettaglio)

Toccai il fondo tra il 2012 e il 2013. In quel periodo vivevo ai margini dalla Matrice, con elevati valori di Agiatezza, ma ero ancora sofferente. I ritmi da pendolare mi avevano fiaccato. Dopo anni di esofagite, riflusso e colazioni a pane e acqua, mi ero arreso. Se non sei di ricca famiglia non puoi fermare il volano senza farti del male. Ogni tira e molla non fa che peggiorare la situazione, perché il Confine poggia su sabbie mobili: più ti agiti, più affondi. Come se non bastasse, siccome i matriciali credono che "essere ricchi" significhi essere parenti di Agnelli o Berlusconi, quando spieghi che loro sono già ricchi, perché sono riusciti ad aprire un mutuo, ti rispondono:
- Beh, prendiamo lo stesso stipendio, giusto? Quindi siamo ricchi uguali, no?
- Sì, ma voi avete avviato il volano da anni: io lo sto ancora cercando.

Finalmente, nel 2014, dopo una ventina di visite mediche, un paio di piccoli interventi chirurgici e il primo stipendio decente, trovai quel maledetto volano. Impiegai un paio d'anni per avviarlo e lasciarmi il Confine davvero alle spalle. Quest'esperienza soggettiva combacia coi valori forniti dalle misure sull'Agiatezza, i quali suggeriscono che io sia tornato a vivere sulla Frontiera solamente dal 2016. Sette anni sul Confine sono difficili da smaltire: mi sentivo come un maratoneta che fatica a salire sul podio dopo la vittoria. Nel 2012 mi ero sì liberato dalle maglie della recinzione, ma le ferite erano ancora fresche. Il corpo era un campo di battaglia, la mente un frullato di rancori, l'anima una discarica abbandonata.
Impiegai anni a cambiare lavoro, casa, banca, volture, auto e abitudini. Nel 2015 riuscii finalmente a ridurre le ore di pendolarismo, ma per diversi mesi mi ritrovai ad andare a dormire incazzato come una iena: prima stavo fuori casa dodici ore al giorno, rassegnato a vivere in schiavitù. Ma adesso? Cosa stava succedendo? Perché non avevo tempo pur avendo più tempo? Dove mi stavo perdendo?

Cellulare a carbonella (2016)

Senza saperlo, mentre avviavo il volano, stavo recuperando l'ozio perduto. Negli anni fuori dalla Matrice mi ero perso una marea di cose. Così, tra il 2016 e il 2017 mi sciroppai la serie classica di Star Trek, Babylon 5 e una cinquantina di cult movie che persino l'ultimo dei matriciali ha visto almeno due volte. Ebbi l'occasione di aprire scatoloni sigillati quindici anni prima, leggere libri che avevo dimenticato di possedere, fare sport, ascoltare musica, vedere gente. Riattivare gli addebiti bancari e dire addio all'ufficio postale. Comprare il primo smartphone. Prima, finché vivevo sul Confine, non mi godevo nulla, nemmeno lo stipendio. Andavo alle terme stressato, con l'ansia del lavoro. Pulivo casa in fretta, per trovare il tempo di un bagno caldo. Ogni momento di relax era una corsa al relax, ogni attimo di felicità era un obbligo alla gioia. Ecco perché ho tirato il fiato per anni, dopo essere evaso dal Confine: avevo bisogno di leccarmi le ferite.

Detta così il racconto dei miei sette anni in Ticket sembrerebbe confermare i modelli numerici della Matrice, ma debbo essere oggettivo: non è affatto scientifico dimostrare un modello a posteriori. E soprattutto non è scientifico concentrarsi sui successi del modello e insabbiarne i fallimenti. Affermare che la discrepanza tra i valori di Agiatezza (negli anni 2012-2013) e il mio disagio di quel periodo sia dovuta "alle cicatrici" è il tipico accomodamento delle pseudo scienze. la Teoria della Matrice funzionicchia, il Modello a Coda va abbastanza bene, ma la definizione di Agiatezza basata sulla Sporca Dozzina fa acqua da tutte le parti. Per capire dov'è l'inghippo, rivediamo l'intera Teoria della Matrice

1. Abbiamo misurato la Distribuzione di un Comportamento conteggiando quanto tempo le persone dedicano a quel comportamento. Abbiamo poi assunto (per semplificare) che tale distribuzione dipenda principalmente da sette variabili: coordinate spazio-temporali, specie, sesso ed età. Tale distribuzione è stata infine normalizzata, assegnando il valore 100% in corrispondenza della moda statistica del campione.

2. Abbiamo definito l'Indicatore di Aderenza ad un Comportamento (IAC) - per un soggetto - come il valore della Distribuzione del Comportamento in corrispondenza del numero di ore che il soggetto dedica a quel comportamento specifico.
Esempio: se gli italiani dedicano al cibo in media due ore al giorno, chi segue questa abitudine alla lettera ha uno IAC (mangiare) del 100%. Di contro, chi dedica al cibo solo mezz'ora al giorno, avrà un IAC (mangiare) inferiore.

3. Abbiamo definito Curva Caratteristica il tracciato che si ottiene graficando i valori degli IAC di un singolo soggetto, per tutti i comportamenti possibili [2].

4. Abbiamo definito Matrice l'insieme delle mode delle Distribuzioni di tutti i comportamenti, ottenuti mediando su una singola nazione, in un certo istante, in corrispondenza della specie, sesso, ed età del soggetto. In pratica abbiamo una Matrice per ogni punto dello spazio a sette dimensioni in cui vivono le Distribuzioni dei comportamenti (vedi punto 1).

5. Abbiamo introdotto il Modello a Coda per stimare lo IAC di un qualsiasi comportamento (attuato in modo diverso da quello maggioritario) senza conoscere la Distribuzione specifica del comportamento. In questo modo, ad esempio, possiamo stimare lo IAC (mangiare) di chi si nutre solo mezz'ora al giorno senza dover conoscere la distribuzione specifica del comportamento "mangiare tot ore al giorno".

6. Abbiamo applicato il Modello a Coda su un campione di dodici comportamenti (la Sporca Dozzina) scelti tra gli infiniti possibili, ipotizzando cioè di poter campionare la Curva Caratteristica (vedi punto 3) senza dover analizzare bilioni di comportamenti. Ciò principalmente allo scopo di poter validare la teoria.

Il punto 6 è stato un fiasco. Non per niente l'abbiamo chiamata Sporca Dozzina. Sapevamo sin dall'inizio che si trattava di un modello inverosimile, ma era importante commettere almeno un errore. Sono i fallimenti a rendere scientifica una teoria, non le conferme. Fintanto che una teoria è falsificabile, essa è scientifica. Eventualmente invalida, ma pur sempre scientifica.
Quindi, anche se il campionamento sulla Sporca Dozzina è scientificamente errato, il resto della teoria resta comunque in lizza, fino a quando qualcuno riuscirà a dimostrarla o negarla.

Morfeo fruttivoro

Spieghiamo perché la Sporca Dozzina non funziona. Prendiamo Gigetto, matriciale esemplare, i cui valori degli IAC coincidono con quelli della Matrice. Gigetto lavora otto ore al giorno, dorme altrettanto, dedica due ore ai pasti, ha tre ore di tempo libero, eccetera. Se stimiamo l'Indice di Appartenenza alla Matrice (IAM) di Gigetto, campionando sulla Sporca Dozzina, otterremo che egli appartiene alla Matrice al 100%. Immaginiamo però che Gigetto lavori sì otto ore al giorno, ma sia un pilota collaudatore di velivoli spaziali. Dorme otto ore al giorno ma all'aperto, anche d'inverno, avvolto in un sacco a pelo d'alta montagna. Mangia due ore al giorno ma solo frutta, passeggiando, preferibilmente da solo. Il fatto che Gigetto applichi i comportamenti della Sporca Dozzina in quantità conforme ai valori della Matrice non implica che egli sia conforme anche dal punto di vista qualitativo. La vita di un pilota collaudatore, che dorme all'aperto e si nutre di sola frutta, è decisamente fuori dagli schemi.

Sento già esultare i numerosi detrattori degli approcci matematici. Persone che tipicamente criticano le teorie numeriche con frasi come queste
- Non è possibile razionalizzare le emozioni in termini scientifici. La natura umana è troppo complessa per essere espressa mediante formule matematiche
- Non ha senso formulare regole generali, perché ogni persona è diversa, e vede il mondo da un punto di vista soggettivo
- Le risposte a queste domande andrebbero cercate al di là della scienza e della filosofia. Perché non consideri l'importanza dell'amore, delle fede e della spiritualità?

Ho iniziato a descrivere il mondo in termini matematici all'età di otto anni, e i primi a denigrare questo approccio furono proprio i miei genitori, seguiti da fratelli, amici e le prime fidanzate. Perciò sono abituato a essere frainteso. Vorrei comunque provare a chiarire il mio punto di vista:

Matematica e Umanesimo

Non esistono regole rigidamente applicabili a ogni persona, perché ogni persona è un mondo a sé. Possono esistere però regole oggettivamente applicabili a chiunque, là dove tali regole contemplino tra i propri parametri la persona stessa: la sua storia, il suo vissuto emotivo e tutto ciò che riguarda il suo mondo interiore, DNA incluso.

Se il mio amico daltonico afferma che il Sole è verde mentre io lo vedo giallo, viviamo esperienze soggettivamente diverse. Ma l'affermazione "il mio amico daltonico vede il Sole verde" è oggettivamente valida, specialmente se confermata da un elettroencefalogramma. L'affermazione è oggettiva perché tiene conto - come parametro - del soggetto specifico e del suo codice genetico (in questo caso: il suo daltonismo). Allo stesso modo una coppia di divorziati può incolpare l'altro del fallimento del loro matrimonio, ed avere entrambi oggettivamente ragione. Questo perché la formula (del tutto ipotetica) che potrebbe descrivere il disagio matrimoniale dovrebbe tener conto del punto di vista del soggetto, delle sue aspettative, dei suoi bisogni, e soprattutto del suo personalissimo modo di interpretare la realtà. Quindi la stessa formula, applicata su persone diverse, potrebbe dare risultanti corretti anche se apparentemente contrastanti [3].

In altre parole, credo sia possibile descrivere oggettivamente il modo in cui viene costruita la realtà soggettiva, disagio incluso. I detrattori di questa teoria spesso confondono la matematica con l'analisi funzionale, o peggio ancora con l'aritmetica. Ignorano che i matematici possono facilmente formulare modelli basati su un numero infinito di variabili. Noi fisici, ad esempio, usiamo la matematica per spiegare la Meccanica dei Quanti, particelle dannatamente simili a noi esseri umani. Non è mai possibile prevedere il comportamento di una singola particella, neppure conoscendo tutti i parametri che le caratterizzano. Era quello che Einstein si rifiutava di accettare (sbagliando) quando affermava che Dio non gioca a dadi. Eppure la fisica riesce, pur rinunciando a regole deterministiche, a prevedere come si comporterà uno sciame di elettroni, e usare tale previsione per progettare le memorie flash dei vostri cellulari. Ergo: il vostro cellulare funziona anche se la fisica utilizza modelli matematici che lasciano libero arbitrio alle singole particelle [4].

Ma torniamo a noi. Il fallimento della Sporca Dozzina non inficia affatto la Teoria della Matrice. L'errore sta unicamente nel puerile tentativo di campionare una curva definita da bilioni di comportamenti con solo dodici misure. Se potessimo calcolare lo IAC di Gigetto per tutti i comportamenti possibili, probabilmente egli risulterebbe fuori dalla Matrice. Infatti Gigetto attua un'infinità di comportamenti che i matriciali evitano come la peste: dormire all'aperto, dormire sempre all'aperto, dormire all'aperto ogni notte, dormire all'aperto ogni sera, eccetera. Si tratta solo di avere un po' di fantasia linguistica e una buona manciata di sinonimi. Dal punto di vista matematico la cardinalità dei comportamenti anomali di Gigetto avrebbe sicuramente la meglio sulle sue poche abitudini matriciali. In soldoni Gigetto è fuori dalla Matrice per un'infinità di ragioni, e dentro solo per una sporca dozzina [5].

Il racconto dei miei Setti anni in Ticket è servito a mostrare come si valida un modello scientifico, e quanto sia facile cadere nella trappola della auto-validazione. La scienza deve cercare esperimenti fallibili, e non selezionare i casi che forniscono conferme. Avrei potuto gettarvi fumo negli occhi, facendovi credere che il disagio da me vissuto tra il 2009 e il 2015 fosse una conferma della Teoria della Matrice, ma non è così. Una teoria è solo una fonte di ispirazioni di modelli falsificabili, la cui formulazione è compito dei veri scienziati, non dei filosofi, né dei Signori del Sogno. Personalmente preferisco occuparmi di cose più importanti, come ad esempio le motivazioni che ci spingono a lavorare otto ore al giorno e rovinarci la salute. Ma ci penserò con calma, magari l'anno prossimo, quando avrò finito di leccarmi le ultime ferite.


[1] Per la precisione: dal marzo 2009 al febbraio 2016.

[2] Ricordiamo che - in termini matematici - secondo la Teoria della Matrice i comportamenti hanno cardinalità del continuo, ovvero la stessa potenza dei numeri Reali.

[3] Affermare che due persone abbiamo entrambe ragione è una contraddizione solamente all'interno dei sistemi di pensiero aristotelici (ovvero booleani). Esistono altre logiche, quali ad esempio la Logica Fuzzy, che permettono di calcolare numericamente il grado di verità di qualsiasi postulato, persino quelli contemporaneamente veri e falsi (come ad esempio i paradossi). E la logica fuzzy non è aria fritta, ma ad oggi viene utilizzata per progettare lavatrici, droni e i migliori dispositivi di domotica.

[4] Gli esseri umani saranno pur complessi, imperscrutabili, mutevoli e imprevedibili, ma almeno hanno la gentilezza di esistere in uno stato ben definito, di entrare in una stanza senza passare contemporaneamente dalla porta e dalla finestra, e di rispondere se interrogati; tutte cose che le particelle elementari non fanno. Le particelle elementari non hanno proprietà definite prima della misura, passano attraverso due fenditure allo stesso tempo e non parlano la nostra lingua. A pensarci bene forse hanno maggior libero arbitrio di noi comuni mortali, che siamo abituati a farci schiavizzare sul posto di lavoro, condizionarci dalle mode e vedere i nostri gusti anticipati dagli annunci pubblicitari proposti dai social media.

[5] Se applicassimo un vero modello matematico, basato su stati espressi tramite funzioni quadrato sommabili in uno spazio di Hilbert, anziché su un campione di dodici misure, forse potremmo estrapolare modelli migliori della Sporca Dozzina e provare a validare davvero la teoria. Ma, repetita iuvant: questo è romanzo di self-fiction, non una pubblicazione scientifica.