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Confine e Frontiera

Luglio 2018

Alcuni compromessi risolvono il problema,
altri lo peggiorano

Il confine

L'Indice di Appartenenza alla Matrice (IAM) ci dice se viviamo dentro o fuori dalla Realtà. Dovremmo già saperlo, ma vedendolo scritto nero su bianco, espresso dagli Indici di Aderenza a un Comportamento (IAC), dovremmo capire perché siamo dentro o fuori. I valori degli IAC rendono esplicita la nostra scelta: possiamo vivere in affitto o aprire un mutuo, viaggiare in autostop o timbrare il cartellino ogni giorno.
E' comunque una scelta.
Cambiare vita è difficile se siamo invischiati nella routine, ma diventa facile se impariamo a entrare e uscire dalla Matrice. Passando da una realtà all'altra diventiamo artefici del nostro destino, scegliendo consapevolmente da che parte da stare. Il rischio, nell'andare avanti e indietro, è quello di restare incastrati tra le diverse realtà, impigliarsi nella recinzione e ritrovarsi a vivere sul confine, dilaniati dal filo spinato. Ma dov'è sto benedetto confine?

Di primo acchito si potrebbe pensare che il confine coincida con la tana del bianconiglio, la piccola zona franca collocata tra i due triangoli del Modello a Coda. Chi vive nella tana del bianconiglio non è così fuori da essere alternativo, né così alternativo da essere fuori: sta a metà strada tra il main-stream e il bastian contrario, invisibile e incompreso. Purtroppo, se facessimo coincidere il confine con la tana del bianconiglio, si avrebbero miliardi di confini: uno per il comportamento lavorare, uno per il comportamento vita sociale, uno per il comportamento mangiare, eccetera eccetera.
Se preferiamo che il confine sia un linea precisa dobbiamo cercare un'altra definizione. Forse è meglio associare il confine a uno IAM del 50%: tale condizione rappresenta una vita a metà strada tra dentro e fuori la Matrice. La definizione è migliore della precedente ma conduce a un nuovo problema: esistono molti modi di avere uno IAM del 50% [1]. Potrei avere tutti gli IAC pari al 50%, oppure metà degli IAC a zero e l'altra metà al 100%. Avrei comunque una media del 50%, ma gli stili di vita corrispondenti sarebbero molto diversi. Un conto è stare sul confine perché lavoro il doppio (rispetto all'italiano medio) ma guadagno la metà, un altro è perché lavoro la metà ma guadagno il doppio. Sempre di confine si tratta, ma la condizione di vita percepita è decisamente diversa.

IAM del 50%

I diversi modi di ottenere uno IAM del 50% suggeriscono l'esistenza di tratte del confine "buone" e tratte "meno buone". Proviamo a giocare coi sinonimi e distinguiamo tra Perimetro, Confine e Frontiera.

Perimetro, Confine, Frontiera

Vivere sul Perimetro significa avere uno IAM prossimo al 50%. Poiché esistono modi diversi di ottenere tale valore chiameremo Confine gli stili di vita perimetrali caratterizzati da una condizione di sofferenza, Frontiera quelli caratterizzati da una situazione di benessere.

Se state leggendo queste parole probabilmente vi interessa capire perché vi sentite schiavi del lavoro, oppure perché vi viene da piangere ogni volta che suona la sveglia. Direi quindi di concentrarci sulle condizioni di vita sul Confine e tralasciare provvisoriamente l'analisi delle altre zone del Perimetro. Il Confine di cui voglio parlare è quello in cui rimani incastrato quando paghi il biglietto ma non ti godi lo spettacolo. Lavori come un cane, ma non hai soldi per andare in vacanza. Compri un materasso nuovo di zecca, ma dormi su una brandina. Sei sposato, ma non fai sesso. Pulisci casa ogni giorno, ma vivi nella merda.

Confine e Frontiera sono i due stili di vita diametralmente opposti collocati sul Perimetro. Sulla Frontiera alberga un senso di agiatezza e benessere, sul Confine regnano dolore e depressione. Perciò, per identificare il Confine, dobbiamo innanzitutto trovare un modo di misurare lo stato di Agiatezza.

Agiatezza

L'Agiatezza può essere stimata a partire da sei particolari comportamenti della Sporca Dozzina: Stipendio, Lavoro, Faccende, Spostamenti, Tempo Libero e Affetti.
 1. Calcolare il rapporto tra la propria attuazione (espressa in numero di ore quotidiane) di un comportamento e quella del matriciale medio
 2. Calcolare la media dei rapporti per i comportamenti Abbondanti (Stipendio, Tempo Libero, Affetti)
 3. Calcolare la media dei rapporti per i comportamenti Deficienti (Lavoro, Faccende, Spostamenti)
La differenza tra le due medie rappresenta il grado di Agiatezza.

Spieghiamo perché ho scelto solo sei comportamenti, tra i dodici disponibili [2]. L'idea è quella di separare i comportamenti della Sporca Dozzina in due categorie: abbondanti e deficienti.

Comportamenti abbondanti

Pratiche e attività che sarebbe meglio abundare quam deficere. Ho scelto Stipendio, Tempo Libero e Affetti perché ritengo che la maggioranza delle persone preferisca avere uno stipendio elevato piuttosto che scarso. Lo stesso dicasi per il tempo che dedichiamo a noi stessi e alle persone che amiamo. Anche i comportamenti Mangiare, Dormire, Famiglia e Patrimonio potrebbero essere considerati abbondanti, ma la questione si fa soggettiva. Molte persone dormono meno della norma e campano alla grande, c'è chi consuma pasti frugali e vive felice. Il patrimonio? Beh, certo, meglio essere ricchi che poveri, ma allora dovremmo tenere conto del patrimonio effettivo, ovvero debiti, crediti e mutui vari, cosa che mi guardo bene dal fare: stiamo facendo filosofia, non la dichiarazione dei redditi. La famiglia? E' bello essere in tanti, ma vista l'orda di divorziati che salta i pasti per pagare gli alimenti non me la sento di dire the more the better. Ecco perché ho selezionato solo i tre comportamenti che mi hanno davvero convinto: busta paga, tempo libero e amore. Qualcuno non sarà d'accordo e obbietterà "meno guadagni più sei felice", ma credo si tratti di una minoranza (di cui, tra l'altro, forse faccio parte).

Comportamenti deficienti

Comportamenti per cui è meglio deficere quam abundare. Ho selezionato Lavoro, Faccende e Spostamenti perché di solito preferiamo lavorare meno, evitare di passare le ore a riassettare casa o restare bloccati in tangenziale. Gli altri candidati erano Cura del Corpo e Studio, ma anch'essi puzzano di soggettività. C'è chi ama passare le ore in bagno e chi è allergico al sapone, chi vivrebbe chino sui libri e chi compra gli esami. Solamente Lavoro, Faccende e Spostamenti mi sono sembrati "oggettivamente" negativi. Qualcuno non sarà d'accordo, ma anche in questo caso credo siano in pochi.

Vediamo un esempio concreto, usando i valori dei comportamenti del sottoscritto (gli stessi usati per stimare lo IAM). Calcolando i valori dell'Agiatezza di Morfeo per il periodo 1997-2018 si ottiene

1997 1998 2000 2001 2002 2003 2005 2006 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018
32 35 53 41 62 51 51 62 48 59 56 61 48 56 54 47 43 44 52
78 34 26 -52 57 80 71 8 27 -27 -21 22 42 45 -1 -10 27 27 27

La prima riga riporta i valori dello IAM riferiti alla soglia del 50% (blu se maggiori, rossi se inferiori), già calcolati nelle puntate precedenti. La seconda esprime i valori dell'Agiatezza, in verde quando positivi (periodi agiati), in rosso se negativi (vita sul Confine).
Ho trovato questi numeri particolarmente significativi, nonché sorprendenti. Nel 2001 ebbi il primo vero impiego fisso: lavoravo dieci ore al giorno, ma non mi sentivo parte della Matrice. Ero pieno di debiti, non avevo tempo libero e l'auto perennemente dal meccanico. E difatti la tabella presenta uno IAM del 41% (fuori dalla Matrice) e un'Agiatezza del -52%: ero rimasto pesantemente incastrato lungo il Confine, nonostante il posto fisso.
Le cose migliorarono tra il 2002 e il 2005: avevo partita IVA, lavoravo da casa part-time ed ero abbastanza dentro la Matrice. Coerentemente la tabella riporta valori dello IAM superiori al 50% e Agiatezze tipiche della Frontiera. Corsi qualche rischio nel 2006, quando mollai il lavoro, cambiai città e decisi di mettere su famiglia (Agiatezza al 8%).
Il 2008 fu stranamente fortunato: vivevo appena fuori dalla Matrice e avevo parecchio tempo libero, da cui uno IAM inferiore al 50% e un'Agiatezza moderatamente positiva.
Il 2009 e 2010 furono gli anni peggiori. Mio padre aveva spiccato l'ultimo volo e io mi sbattevo dodici ore al giorno per milletrecento euro al mese. La figlia era in fasce e la moglie in depressione post parto. Colleghi di lavoro matriciali e nessun amico con cui parlare. Ecco perché avevo IAM elevati ma Agiatezze negative. In quel periodo ho vissuto incastrato nel filo spinato, e ne porto ancora addosso i segni.
La prima sorpresa riguarda il 2011. Avevo tre impieghi, stavo ancora pagando debiti e non ero affatto felice. Allora perché l'Agiatezza schizza al 22%? Ho controllato i dati della Meditazione all'Indietro e trovato la risposta: quell'anno lavoravo da casa e avevo più tempo per me stesso, ma lo impiegavo malissimo, smarrito tra piani di evasione e Progetti Oggettivamente Inutili.

Questo risultato suggerisce un'importate osservazione sull'Agiatezza

L'Agiatezza è un indicatore oggettivo di probabile vita felice,
ma tocca a noi saperne approfittare

L'osservazione è quasi lapalissiana. La scienza può misurare il battito cardiaco, quantificare la ricchezza o dirci che siamo dimagriti, ma le cifre non tengono conto della nostra forma mentis né dell'umore. Se vinciamo la lotteria di capodanno ma contemporaneamente perdiamo tutti i nostri cari, potremmo avere un elevato indice di Agiatezza ma essere in depressione totale.
Credo che l'Agiatezza non sia una condizione sufficiente per essere felici, ma solo necessaria. Possiamo essere agiati ma infelici per mille motivi: seghe mentali, aspettative esagerate, disturbi della personalità, problemi di salute. Al contrario, quando l'Agiatezza viene a mancare è difficile essere felici, sia dentro che fuori la Matrice.

L'assenza di Agiatezza è un indicatore oggettivo di probabile vita infelice,
che rende dannatamente faticoso godersi la vita

Riassumiamo le ultime considerazioni, aggiungendo una voce al Manuale d'Uscita della Matrice

Vivere sul Confine

Vivere sul Confine significa avere scarsi livelli di Agiatezza (negativi o prossimi allo zero). Un'Agiatezza elevata può permettere un'esistenza felice, mentre la vita sul Confine implica quasi sicuramente una condizione di sofferenza.

Sono rimasto impigliato sul Confine per sette anni, tra il 2009 e il 2015. Stavo nella Matrice dal punto di vista del lavoro ma trascorrevo i fine settimana cercando di evadere dalla prigionia, scavando un tunnel col cucchiaino. Di quel periodo ricordo solamente i viaggi in treno, l'agonia delle otto ore e numerosi piani di evasione. Forse avrei potuto essere felice, soprattutto tra il 2012 e il 2013, ma una delle conseguenze della vita sul Confine sono le infezioni recidive. Ferite che ti porti addosso a lungo, anche dopo esserti liberato dal filo spinato.
L'unico gioia di quel periodo era il lunedì mattina. Mi svegliavo riposato e andavo in ufficio felice, soddisfatto dei progressi del tunnel che avrebbe dovuto condurmi alla libertà. Purtroppo il buon umore durava poco. C'era sempre il coglione che si sedeva al mio tavolo, tutto raggiante, e domandava
- Cosa hai fatto di bello Morfeo, 'sto weekend?
- Ho scavato.
- Scavato?

Il pericolo è quello di scavare tutta la vita. Non puoi resistere a lungo: a forza di lavorare di giorno e scavare di notte gli occhi perdono diottrie, ti abbruttisci e isoli dal mondo. Sul Confine lo stipendio serve per esistere, non per vivere. Vedi la Matrice come il paese dei balocchi: un guazzabuglio di giostre che conduce all'oblio e alla carcerazione. Devi stare attento a non concederti gite, cinema o ristoranti, a non cadere in trappola. Se inizi a spendere soldi nei weekend, a condurre una vita agiata due giorni su sette, finisci con l'accettare le catene. Dopo un po' le otto ore diventano il giusto prezzo per partecipare alla recita collettiva, ti trasformi in un asino ragliante e dimentichi il progetto di evasione.

Famiglia

Finalmente ho capito perché, da quando lavoro otto ore al giorno, ho fatto di tutto per entrare dentro la Matrice. I compagni di lotta mi hanno supplicato di non abbandonarli, di non vendermi al Sistema, di tornare fuori. Ma loro vivono nell'agiatezza, mantenuti dai genitori e liberi dal pedaggio dell'affitto. E' facile vivere senza lavorare quando sei nella Matrice per tutto il resto. Ho visto studenti fare la fame con duemila euro al mese, artisti che si dichiarano bohemienne ma possiedono casa, genitori lamentarsi del poco tempo libero nonostante l'aiuto settimanale dei nonni.
All'epoca non sapevo spiegarmi il perché, ma ho sempre percepito una differenza tra me e i finti alternativi. Perciò, quando nel 2009 le spine metalliche iniziarono a lacerarmi le carni, decisi di liberarmi dalle catene navigando verso l'interno della Matrice, anziché tornare fuori. Avevo intuito, in modo del tutto irrazionale, di essere ormai più dentro che fuori: era arrivato il momento di cambiare rotta.

La vita sul Confine è spesso conseguenza di un compromesso mal riuscito. Per capirlo basta pensare ai compromessi tipici della coppia. Lui vuole andare in montagna, lei al mare, così optano per un weekend al lago. Ma lui sognava il silenzio, l'alta quota o l'altopiano, non i pendii scoscesi di una chiassosa località lacustre. Lei voleva il muggire delle onde, il sapore del sale e l'orizzonte senza fine, non acqua stagnante, puzza di palude e una sponda per paraocchi. Vivere sul confine significa restare sospesi a metà tra due scelte, né carne né pesce.

La famiglia ha un ruolo fondamentale nella Teoria della Matrice. Finché vivevo da barbone, completamente fuori dagli schemi, me la spassavo alla grande. Nel 2007, con la nascita di mia figlia, entrai nella Matrice per metà, rimanendo incastrato sul Confine. I primi due anni me la cavai grazie al vigore della giovinezza ma nel 2009, con la morte di mio padre e l'inizio della vita da pendolare, il filo spinato iniziò a farsi sentire.
Per sette anni ho dedicato al lavoro dodici ore al giorno senza raccogliere i frutti del mio sacrificio, come una nave che lascia il porto senza levare l'ancora. Niente gite domenicali, né ristoranti, né viaggi all'estero. L'unico svago era una settimana da ragazzo-padre in campeggio a Bibione, in una tenda da due metri quadri. Come Heinrich Harrer ero costretto a vivere sul tetto del mondo, in cerca di risposte. Con una differenza, però: lui era vittima di una guerra mondiale conclusa da decenni, io di un conflitto interiore ancora in corso.


[1] Si veda a tal proposito la famosa digressione sul Quartetto di Ascombe

[2] Si potrebbe obiettare che tener conto di solo sei comportamenti sia una semplificazione eccessiva. Apparentemente stiamo trascurando fattori quali salute, incidenti, pressione fiscale e molto altro. In realtà fattori di questi tipo svolgono il ruolo di cause di cui i comportamenti della Sporca Dozzina sono l'effetto. In altre parole stiamo ipotizzando che gli indicatori della Sporca Dozzina siano l'espressione misurabile di una moltitudine di cause possibili, talmente diverse e variegate da non poter essere enumerate, né quantificate.
Facciamo un esempio: se devo accudire un parente paralitico mi ritroverò probabilmente con meno tempo libero. Forse sarò costretto a lavorare part-time, oppure dovrò dedicare molto tempo alle faccende domestiche. Conseguentemente avrò valori di attuazione scarsi nei comportamenti Abbondanti ed elevati in quelli Deficienti, da cui uno scarso livello di Agiatezza. In questo caso gli indicatori presi in esame (tempo libero, stipendio e faccende) esprimono comunque la mia condizione di disagio, pur ignorando la causa specifica (il parente disabile). Di contro, se sono benestante e possono permettermi una badante, mi sarà più facile avere una vita agiata (nonostante la disgrazia famigliare)