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Il Tai Ji Quan del Wudang

Tai Ji Quan Il Tai Ji Quan è un'arte marziale ereditata dalla cultura millenaria cinese, originaria della zona del Wudang.

La disciplina aiuta a coltivare il benessere psico-fisico, raggiungere una maggiore consapevolezza del corpo ed annullare lo stress. Favorisce inoltre il sistema cardiovascolatorio.

Contrariamente all'immagine "artistica" del Tai Ji Quan, diffusa specialmente in Italia, la disciplina è al tempo stesso un'arte marziale di combattimento altamente raffinata.

Lo studio della disciplina è affrontabile ad ogni età.

Concetti fondamentali

Simbolo del Tai Chi Il Tai Ji Quan (Tai Chi Chuan nel vecchio sistema Wade) nasce come applicazione marziale della filosofia taoista. I principi astratti del taoismo vengono tradotti in posture, tecniche di movimento e tecniche di combattimento. Il Tai Ji Quan rappresenta perciò l'applicazione nel campo marziale dei principi filosofici taoisti, affrontati dal punto di vista delle discipline marziali interne.

E' anche possibile pensare al Tai Ji Quan come all'applicazione ottimizzata dei principi della fisica al corpo umano. L'energia cinetica insita in ciascun movimento assomiglia sincreticamente al concetto taoista di Qì: in quasi tutte le tecniche vengono sfruttati principi della meccanica, come ad esempio la conservazione della quantità di moto, del momento angolare, le forze di attrito statico e così via.

Pratica del Tai Ji Quan Con l'esercizio, l'acquisizione della morbidezza nei gesti e i giusti equilibri tra Yin e Yang l'allievo impara ad ottimizzare il movimento del corpo, sfruttando l'energia unitaria che lo caratterizza e muovendosi come un'unica cosa. In questo modo la forza portata da una sola mano diventa la forza inerziale di tutto il corpo. Ogni movimento costa meno energia e ottiene maggiori risultati: sia esso il guidare un'autovettura o affrontare un combattimento. E' per questo motivo che il Tai Ji Quan offre benifici soprattutto nella vita di tutti i giorni, aiutandoci a svolgere nel modo migliore le normali attività quotidiane. Si potrebbe dire che la disciplina è fondata sulla qualità del movimento e non sull'applicazione delle tecniche marziali, anche se esistono stili di Tai Ji Quan "applicato" che comprendono tecniche specifiche di combattimento.

La pratica del Tai Ji Quan si svolge ripetendo una serie di movimenti denominata forma.
L'esecuzione della forma è lenta, si potrebbe dire "al rallentatore". Un tale esercizio educa il corpo lentamente ma profondamente, ed è anche per questo che si parla di arte interiore. L'efficacia del Tai Ji Quan non stà nelle doti atletiche o nei muscoli, ma nella capacità di metabolizzare e interiorizzare ciascun movimento. Per questo motivo il Tai Ji Quan combatte l'ansia, lo stress e corregge le posture errate. Ma al tempo stesso, se perseguito con dedizione, può diventare un'arte marziale altamente efficace. In sintesi si potrebbe dire che comprendere il Tai Ji Quan significa imparare a "muoversi bene" e non tanto "quale mossa fare".

La filosofia Taoista

Lao-Tzu Secondo il taoismo la nascita dell'universo (cosmogonia) è dovuta alla frammentazione dell'Unità (il Tao). E' sufficiente ammettere l'esistenza di un principio che permetta di separare l'Unità in due parti (il Tai Chi), per ritrovarsi già con tre elementi: l'unità originale e le due parti. Iterando tale principio si ottiene la molteplicità dell'universo, secondo il detto "da uno due, da due tre, da tre molti".

E' importante chiarire che stiamo parlando di una frammentazione operata più dall'uomo che dalla natura. In natura tutto è unito, non esistono frammentazioni, poiché l'unica realtà assoluta è il Tao, che rappresenta l'Unità originaria, il tutto, l'universo e tutto ciò che esso contiene (compresi i concetti astratti). In natura non esiste differenza netta tra uomo e ambiente, o tra soggetto ed oggetto: è l'uomo ad inventare e introdurre le categorie per descrivere il mondo in maniera più funzionale.

Simbolo del Tai Chi E' possibile riassumere molti dei principi della filosofia taoista facendo riferimento al simbolo del Tai Chi (qui a destra) che noi italiani chiamiamo erroneamente Tao. Il significato del simbolo viene spesso frainteso: alcune persone associano il bianco alla luce, il bene, il principio maschile ecc., e per contro associano il nero al buio, il male, il principio femminile ecc.
Questo è sbagliato per vari motivi:

  1. I concetti di Yin e Yang sono concetti astratti, che indicano l'attitudine della mente duale a descrivere il mondo per mezzo dei suoi opposti, e non possono essere rappresentati da entità concrete quali la luce, la morale, il sesso ecc. Ad esempio, una luce diventa Yang quando aumenta d'intesità e diventa Yin se la sua luminosità decresce; una donna può essere Yang nel momento in cui è aggressiva, Yin quando ascolta in silenzio, e così via.
    Yin e Yang sono in ogni cosa, poiché ogni cosa è un Tai Chi. Il mondo è un grande Tai Chi, un granello di sabbia è un piccolo Tai Chi. Identificare una qualsiasi entità con il concetto di Yin o Yang è come dire che essa è "la metà di un Tai Chi", cosa che il taoismo reputa contro natura e quindi impossibile.

  2. Associare la luce, il principio maschile, la forza e il bene ad uno stesso concetto è l'evidente eredità di una cultura occidentale, col suo retaggio sessista e impregnato di dualità, le cui radici risalgono addirittura ad Aristotele, che per primo ha iniziato a descrivere il mondo per mezzo di categorie e dualismi logici.
    A causa di questa errata intepretazione alcune persone credono che il taoismo affermi che "la donna è male" oppure che "la luce è più forte del buio", affermazioni che non hanno nulla a che fare con il taoismo, ma sono invece espressione del modello di pensiero occidentale.

  3. Il simbolo del Tai Chi rappresenta il concetto del "mutamento per mezzo dell'inclusione": la presenza di un germe di Yin (nero) all'interno dello Yang (bianco) permette allo Yang di evolvere e trasformarsi in Yin (e viceversa). Il simbolo del Tai Chi va intepretato come la fotografia di un movimento, ovvero non è statico: i due "pesci" dello Yin e dello Yang ruotano all'interno del simbolo, mutandosi perennemente l'uno nell'altro. Ciò indica che tutto è mutamento, nulla è costante, e che ciò avviene proprio in virtù della presenza di un punto Yin nello Yang e di un punto Yang nello Yin. Questo è molto diverso dal dire "nel bene c'è del male" oppure "anche nel male c'è del bene" come affermano alcune errate interpretazioni del Tai chi.

La comprensione dei veri principi del taoismo, rappresentati in modo sintetico ed efficace dal simbolo del Tai Chi, aiuta molto la pratica del Tai Ji Quan. Ogni movimento del corpo non deve mai essere né completamente Yang, né completamente Yin, ma contenere sempre un germe della forza opposta. Ciò permette al combattente di mutare posizione più velocemente di colui che assume "posizioni estreme", ed al tempo stesso ci espone meno al pericolo di essere bloccati dall'avversario in qualche leva o presa svantaggiosa.

Arti marziali esterne e interne

Le arti marziali orientali possono essere suddivise in due grandi categorie: arti marziali interne ed arti marziali esterne.
In virtù dei principi del taoismo è bene precisare che si tratta di una suddivisione fittizia, operata per comodità linguistica, poiché tutte le arti marziali sono in realtà un'unica cosa, che può essere chiamata Gong Fu (Kung Fu nel vecchio sistema Wade) o più precisamente Wushu (in cinese) o Bujutsu (in giapponese).

Stefano Adriani Le arti marziali esterne sono ad esempio il Karate giapponese e lo Shaolinquan cinese. Esse si basano sulla potenza muscolare, l'allenamento agonistico, lo sviluppo delle qualità atletiche, l'apprendimento di tecniche specifiche quali pugni, calci, spinte e leve. Colui che pratica un'arte marziale esterna solitamente è in grado di difendersi efficaciemente già dopo 1-2 anni di addestramento, e può diventare un ottimo combattente nel giro di pochi anni. L'efficacia della disciplina dipende sia dalla corretta esecuzione delle tecniche, sia dal tono muscolare.
Un maestro che padroneggia la disciplina riuscirà quasi sempre a battere i suoi allievi, perché applica le tecniche in modo più efficace, e continuerà a vincerli anche quando inizia ad invecchiare perdendo il vantaggio muscolare o atletico. Quando però l'età avanzata rende difficoltosa l'applicazione della tecnica, allora il maestro potrebbe trovarsi in difficoltà davanti ad un allievo meno preparato, ma più dotato dal punto di vista muscolare.

Immagine di Stefano Adriani Le arti marziali interne sono ad esempio il Tai Ji Quan e il Ba Gua Zhang.
Esse si basano sull'armonia, la morbidezza e il perfezionamento di qualsiasi movimento del corpo. Possono anche esistere delle tecniche da applicare in combattimento, ma solitamente queste sono poste in secondo piano rispetto allo sviluppo dell'energia vitale interna (il Qì o Chi). La pratica degli stili interni punta a muovere il corpo come se fosse tutt'uno, senza occuparsi né di sviluppare il tono muscolare, né la preparazione atletica, nè l'apprendimento di tecniche di combattimento. Lo scopo è quello di compiere qualsiasi movimento, anche se non marziale, nel modo più efficace possibile, ovvero con il minimo dispendio di energia e il massimo risultato. In tal modo, se dovesse capitare di dare un calcio o un pugno, la sua forza dipenderà dall'energia interna e non dal tono muscolare. Le arti interne lasciano spesso l'iniziativa all'avversario, per cui è molto pericoloso affrontare un combattimento senza averle praticate a fondo. Di contro, un maestro di arti marziali interne sarà sempre in grado di sconfiggere i suoi allievi, anche in veneranda età.

L'andamento dell'efficacia nel combattimento degli stili interni ed esterni, in funzione dell'età, è illustrato in modo indicativo dal grafico qui a destra. Alcune precisazioni:
Efficacia nel combattimento

  • In realtà le arti marziali esterne sviluppano anche l'energia interna, così come le arti marziali interne, se praticate in modo marziale, beneficiano della preparazione atletica.
    Si tratta di due strade diverse che conducono alla stessa meta, seguendo percorsi e filosofie diverse ma compatibili.

  • Il confronto fra i due stili spesso vede vincitrici le arti esterne se gli avversari sono giovani e le arti interne se i praticanti sono in età avanzata. Questa non è però una regola generale, poiché ovviamente l'esito dello scontro dipende anche dall'esperienza dei due avversari.

  • Gli stili interni hanno solitamente come obbiettivo principale quello di sviluppare la salute e la longevità, per cui pongono la capacità di combattere in secondo piano. Al contrario, gli stili esterni mirano soprattutto al combattimento, in alcuni casi anche a scapito della salute stessa. Ancora una volta questa non è una regola fissa, poiché c'è modo e modo di praticare qualsiasi disciplina.

Personamente spiego spesso la differenza tra i due stili con la seguente allegoria.
Consideriamo due politici che vogliono perfezionare la loro capacità di parlare al pubblico. Il politico "esterno" potrebbe imparare nuove parole, come ad esempio "demagogia", "dietrologia" o "deontologia". Una volta apprese le parole base egli potrebbe usarle per costruire frasi ad effetto come ad esempio "riduzione della pressione fiscale", "i miei avversari fanno solo demagogia" oppure "stiamo cercando convergenze ideologiche senza compromessi deontologici" (le tecniche).
Il politico "interno" invece potrebbe frequentare un corso di dizione, per migliorare l'accento e la cadenza, e poi tenere i discorsi a braccio, senza ricorrere ad alcuna tecnica dialettica specifica.

L'esempio dovrebbe spiegare perché gli stili esterni danno risultati immediati, mentre gli stili interni richiedono pazienza, fede e molta costanza. Quando impariamo una parola nuova la nostra capacità di comunicare migliora all'istante, mentre se ci affidiamo alla nostra dizione non possiamo permetterci di sbagliare nemmeno la pronuncia di una consonante, altrimenti l'interno discorso perde efficacia.
Allo stesso modo, durante un combattimento tra un marzialista esterno e un marzialista interno, il secondo non può permettersi errori, ovvero deve sempre restare morbido, sciolto e muoversi in modo unitario: un solo errore può significare la sconfitta. I praticanti delle arti marziali interne possono affrontare il combattimento solamente dopo molti anni di allenamento quodidiano, e solitamente dovrebbero accostare anche qualche tecnica alla capacità di muoversi in modo unitario. D'altro canto lo studioso degli stili interni benificierà sin da subito degli aspetti salutari della disciplina (come spiegato qui sotto) e potrà applicare quanto imparato nella vita di tutti i giorni.

Salute e vitalità

Cascata Secondo il taoismo la vitalità di un essere umano è espressa dalla sua energia interiore, che viene detta (Chi nel vecchio sistema Wade).
Vi sono vari modi di considerare quest'affermazione: chi predilige un approccio spirituale penserà al Qì come ad un'entità più o meno mistica, qualcosa a metà tra l'esoterico e il magico, magari attingendo conoscenze dalla medicina tradizionale cinese e dalle discipline ad essa collegate (reiki, agopuntura ecc.). Altri potrebbero avere un approccio più scientifico, rilegare la medicina tradizionale al livello delle pseudo-scienze o superstizioni, e pensare al Qì come ad un indicatore dello "stato di salute" dell'essere umano. Da questo punto di vista il Qì indicherebbe la vitalità del corpo come il Dow Jones indica le attività in borsa, e potrebbe essere un indicatore sintetico del livello di carboidrati, presenza di anticorpi, pressione del sangue, energia cinetica dei muscoli, ore di sonno e assenza di malattie e infezioni.

Personalmente suggerisco di pensare al Qì come sincretismo di tutte le definizioni possibili, senza perdere tempo a discutere se esiste o cos'è, ma concentrandosi sulla bontà del Qì come modello per descrivere sia la salute dell'essere umano, sia l'efficacia di un colpo durante un combattimento.

Il Tai Ji Quan insegna che il Qì va coltivato, non disperso. Ciò si ottiene seguendo alcuni principi generali:

    Qi Qong
  • Vivere secondo i ritmi della natura e non viceversa. In particolare fare attività fisica la mattina, o nel pomeriggio, e non la sera. La sera è un momento Yin, adatto per rilassarsi, restare al caldo, riposarsi. Andare in palestra (o addirittura a ballare) dopo cena può servire a scaricare i nervi, ma dà un beneficio provvisiorio ed apparente. Secondo il taoismo ciò logora il corpo umano e consuma il Qì, invece di coltivarlo. Allo stesso modo bisognerebbe essere più attivi (Yang) in estate e più rilassati (Yin) in inverno.

  • Evitare i movimenti a vuoto e prediligere i movimenti circolari. Battere col martello, sollevare pesi, scrivere su una tastiera sono movimenti che disperdono Qì, e quindi ci affatticano scaricandoci. Al contrario andare in bicicletta, mescolare la minestra o ballare dolcemente sono movimenti circolari, che mantengono l'energia cinetica del movimento, redirezionandola continuamente senza sprecarla. Se riusciamo a "ridirigere" l'energia di ogni movimento, invece di "buttarla in una direzione", allora il movimento diventa riposante, non ci affatica, e addirittura ci ricarica di energia anziché stancarci.

  • Non sprecare. Fare sport pesanti indebolisce le articolazioni e consuma energie vitali, mentre gli sport morbidi e leggeri sprecano meno risorse e quindi allungano la vita. Gli sforzi inutili, fatti solo per gratificare il nostro ego, sprecano energie che potrebbero essere usate in modo migliore. Persino parlare consuma il Qì, per cui bisognerebbe imparare ad esprimersi nel modo più breve e sintetico, e a parlare solo quando necessario.

  • Ricordare che il taoismo predica l'alternanza tra Yin e Yang, per cui le attività fisiche dovrebbero seguire lo stesso principio. Una vita troppo sedentaria (Yin) è errata quanto una vita troppo sportiva (Yang). Un detto cinese recita: "troppo in piedi fa male alle ossa, troppo camminare fa male ai tendini, troppo seduti fa male ai muscoli, troppo sdraiato fa male al Qì". Ogni giornata dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra attività e riposo.

Stefano Adriani La pratica costante del Tai Ji Quan non affatica, fortifica la salute, protegge dalle malattie e allunga la vita poiché tiene conto di tutti questi principi.
Il Tai Ji Quan si pratica preferibilmente la mattina, esige gesti circolari e morbidi, evita i movimenti spigolosi, rigidi o comunque "a vuoto". La disciplina insegna a mettere forza solo quando serve, evitando gli sprechi: la maggior parte dei movimenti sono morbidi e rilassati, i muscoli si contraggono per brevissimi istanti, solamente un attimo prima di sferrare il colpo all'avversario. Se l'avversario applica una forza, il Tai Ji Quan insegna a reagire con la morbidezza, principio che potrebbe essere applicato in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Gli esercizi si basano sulla continua alternanza di Yin (scioltezza) e Yang (forza), sviluppando la consapevolezza del proprio corpo e la capacità di rilassarlo e contrarlo in modo adeguato, correggendo la tendenza a contrarre i muscoli in maniera involontaria, specialmente a causa dello stress o dell'ansia.

Occorre precisare gli effetti benifici del Tai Ji Quan nascono dalla pratica della disciplina, e non dalla sua conoscenza.
Personalmente pratico il Tai Ji Quan da circa 10 anni, durante questo periodo ho alternato momenti di esercizio frequente con momenti di scarso esercizio (per motivi professionali e/o familiari). Durante i periodi di esercizio frequente, diciamo quasi un'ora tutti i giorni, non mi è mai capitato di ammalarmi, ero sempre carico di energia e avevo risolto tutti i tipici problemi dovuti allo stress delle vita moderna. Durante i periodi di scarso esercizio (solamente 1-2 ore alla settimana), sia come principiante che come maestro, mi sono ritrovato più debole e di salute più cagionevole.
Per ottenere dei benifici quotidiani e duraturi è quindi preferibile scegliere uno stile di vita che permetta di praticare il Tai Ji Quan almeno mezz'ora al giorno. In breve: più lo si pratica, meno ci si affatica nel praticarlo.

Forma 108

La pratica del Tai Ji Quan si esegue per mezzo di un esercizio detto forma.
La forma è una serie di movimenti eseguiti molto lentamente, cercando di applicare tutti i principi del taoismo che abbiamo già discusso: morbidezza dei gesti, alternanza tra Yin e Yang, cura dei dettagli. Esistono diversi stili di Tai Ji Quan, ed ogni stile propone un'esecuzione della forma leggermente diversa: alcune forme sono più lunghe, altre più brevi.
Citando le parole del maestro Xu Xin, esiste uno stile di arte marziale per ogni praticante della disciplina. Ogni persona, nel praticare una qualsiasi arte, crea il proprio stile personale. Secondo il maestro Xu Xin gli stili di Tai Ji Quan più diffusi al mondo sono semplicementi gli stili personali dei maestri che hanno avuto più seguaci. In virtù dei principi del taoismo è quindi controproducente dividere il Tai Ji Quan in tanti stili diversi, poiché ciò va contro la ricerca dell'Unità che sta alla base della filosofia taoista. Occorre invece cercare le somiglianze tra i vari stili e cercare di recuperare lo "stile originale", che rappresenta la radice dell'albero o la sorgente del fiume, prima della differenziazione nei vari stili. Per questo motivo il maestro Xu Xin, come il suo maestro, non ha mai voluto dare un nome allo stile da lui insegnato, che viene chiamato generalmente "Tai Ji Quan del Wudang" o "Stile 108", nome che viene riconosciuto da un po' tutti gli stili più diffusi.

Prima parte
durata: 4-5 minuti
Seconda parte
durata: 7-8 minuti
Terza parte
durata: 8-9 minuti

L'esecuzione della forma rappresenta lo strumento per raggiungere l'unità, e non lo scopo dell'esercizio. Ciò a volte rende difficoltoso l'apprendimento della disciplina a noi occidentali, che vogliamo sempre dare un nome alle nostre conoscenze e diamo più valore alla certificazione dell'esperienza che all'esperienza stessa. Non è poi così importante ricordare con esattezza la sequenza dei movimenti, nè il nome degli stessi: è molto più importante eseguire bene i movimenti, in modo unitario, rispettando i principi fondamentali del Tai Ji Quan. Certo, è utile imparare la sequenza della forma finché si è principianti o dilettanti, per eseguire l'intero esercizio senza dubbi e senza esitazioni. Ma una volta che la nostra concentrazione si sposta sulla qualità dei movimenti e si allontana della memorizzazione della forma, la sequenza dettata dalla forma diventa meno importante, e l'esercizio potrebbe quasi diventare un esercizio libero, dove il praticante inventa sia la sequenza dei movimenti, sia i movimenti stessi (ovviamente ciò avviene solo dopo molti anni).

Praticando la forma col maestro Xu Xin Per questo motivo non è facile apprendere il Tai Ji Quan per mezzo di libri, fotografie o filmati. Tale approccio didattico finisce spesso con l'enfatizzare i nomi dei movimenti della forma, descritti con storie e nomi suggestivi, spingendo il praticante a credere che la forma sia lo scopo ultimo del Tai Ji Quan, anziché uno strumento per raggiungere il movimento unitario.
Oppure si impara l'intera sequenza dei movimenti, in modo apparentemente corretto, ma essa viene eseguita a scatti, in modo spigoloso e totalmente privo di unità. A tal proposito è utile ricordare che in Cina la forma del Tai Ji Quan viene insegnata tutta, sin dal primo giorno, nell'interezza dei suoi 108 movimenti. Anche se gli allievi impiegano anni per orientarsi nella selva di movimenti, il vantaggio è che l'apprendimento cresce in modo unitario, senza frammentazioni schematiche o "moduli didattici".

Al contrario, in occidente la forma viene insegnata un movimento alla volta, separando e dividendo l'unità originale e quindi contraddicendo i principi fondamentali della disciplina. Si tratta di un saggio compromesso, poiché sarebbe errato imporre la modalità d'apprendimento della cultura orientale a noi occidentali, ma è utile avere almeno un'idea di come andrebbe imparato il Tai Ji Quan, perché avvicinarsi al taoismo significa comprenderne anche l'approccio didattico.

Un altro modo di spiegare l'utilità della forma può essere quello di ricorrere all'allegoria vista sopra, che paragonava lo studio del Tai Ji Quan al miglioramento delle arti oratorie mediante un corso di dizione. In quest'esempio i 108 movimenti della forma corrispondono alle 26 lettere dell'alfabeto, imparare un movimento corrisponde a migliorare la pronuncia di una vocale o consonante. Una volta imparata la corretta pronuncia dell'alfabeto, il praticante applicherà quanto appreso in modo libero, componendo parole e frasi in base alle sue esigenze, e potrà dimentare la sequenza delle lettere nell'alfabeto. Allo stesso modo, una volta sviluppata la capacità di muoversi in modo corretto, il praticante del Tai Ji Quan potrà man mano dimenticare la forma, per imparare ad applicare il movimento unitario in ogni pratica quotidiana, sia essa un lavoro manuale o un combattimento sul ring.

Principi del Tai Ji Quan

I principi fondamentali del Tai Ji Quan vanno tenuti a mente sia durante l'esercizio della forma, sia al momento di applicare le eventuali tecniche, che nel caso delle arti marziali interne sono dette anche applicazioni.

I principi sono:

  • I cinque archi: durante qualsiasi movimento o posizione, per quanto rapido e/o di passaggio, occorre mantenere i cinque archi, che sono: l'arco delle spalle (uno), gli archi dei gomiti (due) e gli archi della ginocchia (due).
    Per arco si intende la posizione curva dell'articolazione, intesa come opposto di articolazione tesa.
    Mantenere gli archi delle braccia significa evitare di trovarsi con le braccia tese e, analogamente, mantenere gli archi delle gambe significa evitare di trovarsi con le gambe tese. L'ultimo arco, quelle delle spalle, suggerisce di mantenere una posizione rilassata del busto, e quindi mai col "petto in fuori" (posizione tipica di molti stili esterni).
    Il rispetto del principio presenta molteplici vantaggi: un'articolazione leggermente piegata sarà sempre più veloce nel ritrarsi rispetto ad una completamente tesa. Al tempo stesso, un'articolazione tesa sarebbe facile preda dell'avversario, che può metterla facilmente in leva.
    L'enunciato del principio è banale una volta compreso che il Tai Ji Quan è la semplice applicazione marziale della filosofia taoista, poiché essa afferma che non dovrebbero mai esistere cose (in questo caso gli arti) completamente Yang (tesi) o completamente Yin (rilassati), ma ogni cosa deve sempre contenere il principio opposto: solamente in tal modo il mutamento della posizione potrà avvenire in modo naturale, rapido ed efficace.

  • Le radici: le gambe devono essere quasi sempre più Yang del busto e delle braccia, che invece rimagono rilassate e morbide. In particolare i piedi devono essere radicati nel terreno, ovvero devono stringere la presa come se le dita dei piedi volessero aggrapparsi al terreno stesso. Persino quando una gamba è quasi vuota, cioè non porta il peso del corpo, le dita dei piedi devono restare ancorate al terreno fino all'ultimo momento. La radice va tolta solamente quando arriva il momento di spostare il piede, e non prima.

  • Schiena dritta: la schiena rimane sempre dritta, e il più possibile in posizione verticale. Per schiena dritta si intende la posizione che assume la schiena quando siamo sdraiati su una tavola di legno, e non quella con il bacino spinto all'indietro tipico della posizioni "impettite". In altre parole occorre spingere il bacino in avanti, affinché il sedere non sporga, ma sia invece in linea con la schiena e la nuca. Un detto cinese dice, a tal proposito, che se passasse un colpo di spada rasente alla nostra schiena, non dovrebbe tagliere nulla o dovrebbe tagliare tutto (testa, spalle, schiena e sedere).

  • Yin e Yang: durante una sequenza di movimenti, siano essi duri o morbidi, lenti o veloci, il praticante deve mantenere l'alternanza tra Yin e Yang. Un movimento non dovrebbe mai restare Yin o Yang dal suo inizio alla fine, ma deve cambiare a seconda che si voglia guadagnare in velocità o in potenza. Prendiamo ad esempio un pugno: esso deve partire col braccio completamente rilassato, mano compresa. In tal modo il pugno uscirà dal corpo come un frusta, veloce e pronto a tornare indietro. Solamente un attimo prima di colpire il bersaglio il pugno diventa Yang, i muscoli si contraggono e il praticamente applica forza nel movimento. Dopodiché, subito dopo aver sferrato il colpo, il braccio e la mano tornano ad essere Yin, per evitare di essere catturate dall'avversario e passare nel modo più veloce possibile alla mossa successiva (sia essa offensiva o difensiva).

  • Morbidezza: l'efficacia marziale del Tai Ji Quan non deriva né dalla forza né dalla conoscenza delle tecniche, ma dal movimento unitario del corpo. Il principio può essere espresso dicendo "cotone fuori, acciaio dentro".
    Ciò significa che la velocità dei movimenti nasce dalla morbidezza, in modo molto simile alla frusta, che per essere usata esige un movimento morbido e leggero, anziché rigido e potente. Allo stesso tempo il principio suggerisce che durante un combattimento l'avversario non deve sentire la nostra forza, ma deve avere l'impressione di sprofondare nel cotone o nell'acqua, senza trovare resistenza. Solamente alla fine, quando l'avversario si sarà esposto affondando completamente il colpo, si accorgerà che sotto il cotone si nascondeva uno stiletto d'accaio.

L'enunciazione di questi principi dovrebbe chiarire perché è estremamente difficile raggiungere un'elevata efficacia nel combattimento per mezzo del Tai Ji Quan. La disciplina lascia l'iniziativa all'avversario, permettendogli di attaccarre e invitando l'avversario ad entrare in contatto, allo scopo di aspettare il momento buono per trovarlo in posizione svantaggiosa e sferrare il colpo. Un maestro di Tai Ji Quan attaccherà una volta sola durante l'incontro, e lo farà solamente quando sarà sicuro di sconfiggere l'avversario in un solo movimento. Per tutto il resto del combattimento resterà in difesa, rischiando continuamente di sbagliare una manovra evasiva e quindi subire l'attacco dell'avversario.
Si potrebbe dire, indicativamente, che prima di affrontare un vero combattimento occorre praticare il Tai Ji Quan per almeno 5-10 anni, allenandosi tutti i giorni. Fortunamente questo non è un difetto, perché, come abbiamo già visto, la pratica del Tai Ji Quan offre vantaggi immediati per la salute, risultando utile sin da subito anche per chi non mira a raggiungere la padronanza necessaria per combattere.

Importante: anche chi pratica il Tai Ji Quan solamente come ginnastica salutare dovrebbe sempre e comunque allenarsi rispettando i principi del combattimento marziale. I benefici salutari del Tai Ji Quan sono infatti conseguenza dell'applicazione di tali principi, per cui non serve a molto praticare la disciplina in modo "blando" e "moderato" (come purtroppo avviene spesso in occidente).

Tecniche marziali

A volte è difficile capire come la pratica del Tai Ji Quan possa avere un'applicazione marziale. Ciò avviene perché spesso confondiamo le parole arte marziale con tecnica marziale, reputandole a torto sinomimi. Vediamo qual è la differenza.

Una tecnica solitamente si può imparare in pochi minuti, e può essere applicata con successo dopo poche ore di allenamento. Ciò non significa che chiunque può applicare la tecnica con lo stessa efficacia. Un esperto che avrà raggiunto la padronanza della tecnica riuscirà ad applicarla in qualsiasi frangente, senza sbagliare mai, in modo rapido e sicuro. Un dilettante ci riuscirà solamente quando l'avversario è meno preparato, e comunque non in tutte le situazioni.
Un esempio nella vita di tutti i giorni è quello del bambino che impara a usare coltello e forchetta. Finché proverà a tagliare tenendo la forchetta nella destra (se non è mancino) farà fatica e non raggiungerà lo scopo. Basterà spiegargli di passare la forchetta nella sinistra e il coltello nella destra (ecco quindi la tecnica) e il bambino riuscirà quasi subito, entro pochi giorni o settimane, a benificiare di quanto imparato.
Le arti marziali di maggior successo sono quelle che offrono tecniche la cui applicazione è pressoché immediata, tipicamente queste sono le arti marziali esterne (ma non sempre). Il praticamente impara dopo poche lezioni a colpire i punti deboli, a mettere l'avversario in leva svantaggiosa, a liberarsi da una presa, a cadere senza farsi male ecc.

Le otto forze La studio di un'arte marziale può essere svolto con o senza tecniche. Imparare un'arte marziale senza studiare le tecniche è un po' come imparare ad andare in bicicletta. Non basta capire che occorre "tenere dritto il manubrio e pedalare". Occorre provare, provare e riprovare ancora. Ma una volta imparato possiamo cambiare bicicletta, passare dalla bicicletta al motorino o addirittura alla moto. A quel punto, una volta raggiunta la capacità di muoverci in un modo nuovo, potremo dedicarci allo studio delle tecniche e quindi imparare i "trucchi del mestiere".

Il Tai Ji Quan può essere imparato con o senza tecniche, che in questo caso sono dette applicazioni. Se le applicazioni vengono apprese mentre si impara la forma il praticante migliorerà subito la capacità di combattimento, ma impiegherà più tempo per imparare a muoversi in modo unitario, per cui l'applicazione delle tecniche rimarrà più "esterna" e raramente nascerà dall'energia interna.

Al contrario, se il Tai Ji Quan viene praticato in modo "puro", ovvero senza spiegare le applicazioni, il praticante lavorerà maggiormente sul movimento unitario e otterrà più benefici salutari, ma all'inizio non sarà in grado di combattere. Se in un secondo tempo egli volesse anche imparare a combattere, il praticante del Tai Ji Quan "puro" dovrà imparare le tecniche (cosa che solitamente richiede poche settimane o mesi), ma sarà quasi subito in grado di applicarle usando l'energia interna, in maniera efficace e indipendente dalla preparazione atletica.

Entrambi gli approcci sono validi e corretti, è compito della singola persona trovare la strada più congeniale, sulla base delle proprie esigenze, in modo da scegliere il modo più soddisfacente di apprendere il Tai Ji Quan.