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Uscire dalla Matrice

Dicembre 2012

La Matrice è il software
installato sull'hardware sociale
per partorire il Sistema

Uscire dalla Matrice

Pillola rossa o pillola blu? Questo è il problema.

Prima di rispondere chiedetevi se avete davvero capito la domanda. Questa non è filosofia, è una guerra. Da una parte ci siamo noi, creature del sogno perennemente fuori dalla realtà; dall'altra ci sono loro, gli altri le brave persone: quelle che pompano energia nella Matrice, giorno e notte.
Fuori dalla Matrice la Realtà è qualcosa di malleabile, discutibile e opinabile. Nella Matrice invece non si hanno dubbi. Devi lavorare otto ore al giorno, altrimenti non paghi il mutuo. Non puoi fare a meno del cellulare, altrimenti sei tagliato fuori. Senza automobile non vai da nessuna parte. Esistono posizioni assolute anche fuori dalla Matrice, per carità, ma almeno vanno ognuna per conto suo. Gli assolutismi della Matrice remano invece tutti nella stessa direzione: rafforzare l'illusione della realtà maggioritaria.

Ormai dovrebbe essere chiaro: abbiamo visto come la realtà sia priva d'una definizione condivisa per via dell'effetto CIF: Contesto, Interpretazione e Fede. Solo la Scienza riesce a proporre un modello funzionale della realtà, ma la scienza è ormai ridotta al rango di tecno-religione multimediale interattiva. L'unico dubbio potrebbe riguardare la definizione di Matrice. L'abbiamo ripetuta più volte, ma sembra che il concetto sia difficile da afferrare. Quasi tutti, quando sentono la parola "Matrice" pensano al Sistema o alla Società. Noi invece l'abbiamo definita come l'insieme dei valori maggioritari.
- Quali valori? - chiede Gigetto.
Facciamo qualche esempio.

Il Natale è un valore per la maggior parte delle persone, quindi appartiene alla Matrice. Lo stesso dicasi per il veglione di Capodanno, il cellulare, la casa di proprietà, i vestiti. Se questi sono i vostri valori, nel senso che li considerate "cose importanti", allora anche voi appartenete alla Matrice. Fuori dalla Matrice le tradizioni contano poco: a Capodanno ti può capitare di cenare con un panino in riva al mare, o una mela nella foresta. Usi ancora il cellulare a carbonella, tanto funziona, perché mai dovresti comprare un tacciescrin? Ti vergogni ad indossare abiti eleganti, ma ti senti a tuo agio con un paio di pantaloni sporchi. Preferisci pagare l'affitto piuttosto che il mutuo. Se vai in vacanza ti senti in colpa, o addirittura ci vai di nascosto, minimizzando con frasi del tipo
- Vado solo un paio di giorni, a scrocco. Lo faccio per la bimba.
La Matrice è il calderone dei valori maggioritari, riconosciuti dal buon senso collettivo. Fuori dalla Matrice si trovano i valori di nicchia, apprezzati da pochi. Lavoro, ricchezza e benessere stanno nella Matrice. Tempo libero, povertà e solitudine stanno fuori.
- Ma io vorrei avere tempo libero! E' un mio valore!
- Lo vorresti davvero? Allora licenziati e vai a vivere sotto un ponte...
- Ma io vorrei ...
- ... una pillola blu. Eccola qui. Omaggio della casa.

Muro di Berlino

Molti confondono la Matrice con il Sistema. Per capire la differenza basta guardare alla storia. Le Matrici orientali contengono valori come condivisione, unità, spirito di gruppo. Queste Matrici hanno spesso partorito Sistemi di tipo comunista. Le Matrici occidentali, fondate su valori come antagonismo, individualismo e agonismo hanno invece fondato Sistemi di tipo capitalista. Bene o male il meccanismo è sempre lo stesso: la Matrice genera il Sistema. Certo, una volta instaurato un certo Sistema esso contribuisce a rafforzare i valori che gli appartengono, alimentando la Matrice per mezzo di una sorta di "feedback positivo". Matrice e Sistema entrano in risonanza e si sostengono a vicenda. Ma ciò avviene dopo la nascita del Sistema, non prima. Inutile chiedersi se è nato prima l'uovo o la gallina, perché la Matrice è l'uovo primordiale: impenetrabile agli occhi del pulcino, confine del mondo.
La Matrice nasce sempre prima.

Si potrebbe pensare che la Matrice sia sinonimo di cultura, ma la Matrice sta a monte, perché la cultura è uno dei valori della Matrice (uno dei più importanti). A tal proposito è bene ricordare che la parola "matrice" deriva dal sanscrito matr, che significa "misurare, formare, costruire o progettare". La Matrice è lo "stampo" costruito con gli atomi della cultura, usato per forgiare il Sistema. La matrona di ogni ingranaggio.

E la Società? La Società è un gruppo di animali socialmente uniti a livello culturale o geografico. Ogni Società è costruita su valori comuni, per cui si potrebbe dire che ogni Società corrisponde ad una Matrice. La Società è l'hardware (le persone in carne ed ossa), la Matrice è il software (l'insieme dei valori che caratterizzano quella Società). Ma sono due cose ben distinte e non vanno affatto confuse.

Mi hanno parlato di un film che si intitola Into the Wild. Mi dicono:
- Devi vederlo, Morfeo: sembra la tua vita!
Mi permetto di dissentire. Forse sbaglio, ma credo che quella sia la storia di uno che lascia tutto: casa, lavoro, famiglia e se ne va a vivere nei boschi. Ciò significa uscire dalla Società, non dalla Matrice. Se esci dalla Società esci anche dalla Matrice, ovvio, ma è come traslocare per cambiare zerbino. Se la Società è l'hardware e la Matrice è il software, scappare dalla Società per uscire dalla Matrice è come gettare nel fuoco il computer per disinstallare un programma. Sicuramente funziona, ma è una soluzione un po' drastica. Qui parliamo di pillola rossa, nessuno vi chiede di uscire dal Sistema o di fuggire dalla Società. La Matrice è una gabbia per la mente, non per quell'ammasso di tessuti adiposi che la sostengono nello spazio-tempo.

La forza della Matrice

La forza della Matrice sta nella fede che i matriciali assolutisti contestualizzano nella interpretazione della Realtà Esterna

Ecco perché gli assolutisti sono le batterie della Matrice. Siccome la Matrice è l'insieme dei valori maggioritari, nel momento in cui gli assolutisti considerano inossidabili i valori di una Società essi trasformano la Matrice in qualcosa di reale. Anzi, come vedremo tra poco, la Matrice finisce proprio col coincidere con la realtà che affrontiamo tutti i giorni, quando scendiamo dal letto. Per attraversare lo specchio e guardare alla realtà coi nostri veri occhi dobbiamo capire che la domanda "cosa esiste davvero?" non ha senso. Se vi chiedete se la Matrice è un concetto astratto, un'immagine allegorica o il software di una neuro-simulazione interattiva, siete fuori strada. La pillola rossa non servirebbe a niente. Avreste un rigetto subcosciente, perché credete di volere la pillola rossa, ma in realtà volete restare attaccati alla realtà che conoscete. Se non mettete in dubbio il mondo creato dal vostro apparato cognitivo, la pillola rossa potrebbe avere l'effetto di una purga, con l'unico risultato che dopo l'evacuazione vi toccherebbe cercare lo spinotto in mezzo agli escrementi, ripulirlo per bene, e rimetterlo al suo posto.

Per par conditio vorrei raccontarvi degli assolutisti che vivono fuori dalla Matrice.
Prendiamo Stelvio, maestro e caro amico. Stelvio si dichiara un assolutista materialista, pur stando fuori dalla Matrice. Ricordiamoci che il confine della Matrice è un confine Fuzzy: siamo tutti un po' dentro, chi più chi meno. Stelvio è nella Matrice nella misura in cui possiede una casa di proprietà, ma è comunque più fuori che dentro: non guarda la televisione, non possiede un frigorifero, si è giocato l'aspettativa per scrivere un romanzo, piuttosto che trovarsi un lavoro migliore. Ha vissuto per anni da eremita nei boschi, è tornato alla civiltà quando iniziavano a marcirgli i denti. Non m'interessa sapere se Stelvio è fuori dalla Matrice al 90%, al 50% o al 70%, non è questo il punto: il punto è che Stelvio si dichiara assolutista materialista. Crede in una realtà assoluta e immutabile, uguale per tutti. Ma essendo più fuori che dentro la Matrice, la sua Fede non contribuisce a rafforzare la realtà maggioritaria. Le sue attività a favore della Matrice sono come la tela di Penelope: per ogni trama che tesse di giorno, ne disfa il doppio di notte.

Ho parlato di Stelvio senza esprimere giudizi. Non sto dicendo che sia sbagliato avere certezze assolute, né che sia giusto vivere fuori dalla Matrice. Sto solamente analizzando il meccanismo che dà forza alla Matrice. Se abbiamo discusso così a lungo della realtà virtuale, convenzionale, scientifica e assoluta c'è un motivo ben preciso: la Matrice e la Realtà sono intimamente connesse. La natura della connessione sta proprio nella forza che gli assolutisti trasferiscono nella Matrice, rendendola reale. Talmente reale che per uscire dalla Matrice occorre uscire dalla Realtà, e viceversa. Ecco perché è importante smontare le certezze sulla Realtà, prima di ingoiare la pillola rossa. Le certezze assolute sono anticorpi che inibiscono il principio attivo della pillola: non puoi trovare te stesso se credi già di conoscerti.

Emigrare all'estero è un modo di uscire dalla Matrice. Durante il periodo di adattamento, finché non prendi familiarità coi nuovi valori, sei fuori dalla Realtà. E' facile percepire la Matrice quando sei un turista. Le tradizioni sono strane e insensate, finché le guardi da fuori. Poi, dopo qualche mese o anno, inizi ad affezionarti ai nuovi valori e torni nella Matrice. Le sbarre riprendono forma e la gabbia si stringe. Quando i valori stranieri diventano i tuoi valori, sei di nuovo dentro. E' una Matrice diversa da quella che hai lasciato, ma è comunque una Matrice. Se ti trovi meglio di quella precedente hai vinto, se ti trovi peggio sei un disadattato cronico.

Morfeo & Cypher

Non c'è nulla di male a stare nella Matrice, finché sei felice. Anch'io sto cercando di apprezzarla. Mi sto sforzando di entrare per restarci. Ma la malattia rema contro, rende tutto difficile. Sono rimasto dentro tre anni, poi sono scoppiato. Forse dovrei andarmene anch'io. Molti l'hanno fatto. De Sade è in Svizzera, Maiemi alla Canarie, Ruggero a New York. Persino Cypher ha lasciato tutto per andare in Messico, pochi mesi fa. La Nabucodonosor ora è vuota, resto solo io al comando, stravaccato sul seggiolino del pilota. Neo e Trinity sono rimasti in Italia, ma l'hanno fatto per entrare nella Matrice. Neo per mungerla, Trinity per cavalcarla. Mi capita di incrociarli ogni tanto, ma non è più lo stesso. Forse dovrei fare come loro, trovare qualcosa a cui aggrapparmi, per restare nella Matrice: un sogno, un'ambizione. Poi capisco che il problema sta a monte: forse non sono mai entrato nella Matrice. Forse sono fuori dalla nascita e parlo attraverso il vetro, come ai pesci di un acquario. Forse il vetro è uno specchio ed io parlo da solo.

Il legame tra Matrice e Realtà è chiaro nell'ambito della Metafisica della Qualità di Pirsig, l'autore di Lo zen e l'arte di manutenzione della motocicletta e Lila. Secondo Pirsig la realtà coincide con gli schemi di valore statico. Se prendiamo un cucchiaio e ne fondiamo il metallo, possiamo usare quell'acciaio per forgiare un nuovo oggetto, ad esempio un coltello. Nel procedimento gli atomi che prima erano disposti secondo lo "schema cucchiaio" vengono ri-organizzati nello "schema coltello". A nessuno verrebbe in mente di chiamare "cucchiaio" il coltello solo perché una volta i suoi atomi erano disposti a mo' di cucchiaio. Posso tagliarci una bistecca, se ho fame. A parità di materia, cioè una volta fissati gli elementi costituenti (gli atomi del metallo) il pattern caratterizza completamente la natura dell'oggetto. Pirsig chiama schema statico le "istruzioni di montaggio" che descrivono il coltello. L'aggettivo "statico" serve a porre l'accento sul concetto di schema astratto, cioè la disposizione degli atomi di un coltello ideale, che è diverso dallo schema dinamico delle molecole, che cambiano nel tempo (ad esempio quando si scalda).

Gli schemi statici definiscono gli aspetti pratici della realtà

A questo punto Pirsig estende il ragionamento. Abbiamo schemi molecolari, che spiegano come un legame chimico possa fare la differenza tra Ossigeno e Ozono. Abbiamo schemi biologici, dove basta cambiare un amminoacido per trasformare globuli rossi tondi e sani, in globuli rossi falciformi e malati. Abbiamo schemi umani, che spiegano perché il malfunzionamento di un organo possa trasformare un normodotato in un disabile. Infine abbiamo gli schemi sociali, ovvero le possibili organizzazioni delle diverse società. Una società potrebbe essere organizzata secondo lo schema "decorare abeti in prossimità del solstizio d'inverno". Lo schema si chiama "Natale" e coincide con un valore portante della società. Un'altra società potrebbe rispettare lo schema "digiunare 30 giorni durante un certo periodo dell'anno". Lo schema si chiama "Ramadan" e coincide con il valore portante di un'altra società.

Gli schemi statici su scala sociale rappresentano i valori della società

Coltello

La conclusione è semplice. Così come lo schema statico "coltello" identifica tutti gli aspetti concreti (e quindi reali) del coltello, allo stesso modo gli schemi statici di una società (i valori) identificano la realtà sociale. Questo a parità di materia, ovvero a parità di elementi costitutivi. Come dire: non sono le persone a fare la società, ma i loro valori. Se potessimo trasmettere i valori italiani al popolo tedesco, risolveremmo tutti i problemi dell'Europa a due velocità. La Matrice italiana si estenderebbe da Catania e Berlino, la pizza sarebbe ottima anche a Stoccarda e saremmo tutti ugualmente indebitati. Krapfen, mafia e mandolino.

Rifiutarsi di accettare la corrispondenza tra realtà e valori sociali è come ostinarsi a chiamare cucchiaio una lama che taglia la carne, solo perché prima era un cucchiaio. Ecco perché è importante distinguere tra Società e Matrice. La Società è fatta di persone (gli atomi del coltello), la Matrice ne descrive la disposizione (la forma del coltello). Secondo Pirsig i valori sono gli schemi statici della Società, ergo: la Matrice definisce gli aspetti reali della Società.

Che la nostra vita sia un'accozzaglia di carne e sangue, una manifestazione divina, un sogno o una neuro-simulazione interattiva, non cambia molto. Gli altri potrebbero essere anche proiezioni della nostra mente, ma ciò non ha importanza: ognuno di noi percepisce una Realtà Esterna e vive l'esperienza di essere sostanzialmente d'accordo con le altre proiezioni (persone). Se mangio un fungo velenoso, rischio la vita. In altre parole concordiamo (quasi) tutti sul valore (o importanza) dell'affermazione

Se mangi un chilo di amanita muscaria muori

La frase non è oggettiva, perché dipende dal contesto, da come interpretiamo le parole "amanita muscaria", e dalla fede nella nostra concettualizzazione della realtà. Ma voglio vedere chi avrebbe il coraggio di mangiarsi un chilo di amanita muscaria per dimostrare una tesi filosofica. Eppure la frase non è nemmeno soggettiva, perché la maggioranza delle persone ne condivide la veridicità. Pirsig direbbe che la frase è dotata di Qualità, ovvero il suo valore si trova a monte della distinzione tra oggettivo e soggettivo. La frase ha Qualità perché è un concetto condiviso, ovvero assume importanza (o valore) per la maggior parte degli esseri umani, anche se non è oggettiva (perché esisteranno sempre punti di vista in grado di confutarla) né soggettiva (perché condivisa). In altre parole la frase è un valore sociale, qualcosa che la maggioranza riconosce come valido, vero o almeno funzionale.
Valore, Maggioranza, Realtà.
Il confine tra Realtà (il mondo oggettivo) e Matrice (l'insieme dei valori maggioritari) inizia ad assottigliarsi.