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Realtà Assoluta

Novembre 2012

Io so di non sapere [Socrate]
Io non so di sapere [Lao Tzu]
Io so di credere di sapere [Morfeo]

Morfeo crede di sapere

Parlando di sorprese abbiamo visto che nulla ha valore assoluto, tutto è in continuo mutamento. Nel medioevo si credeva, in senso assoluto, che la Terra fosse piatta. Se oggi dicessimo che la Terra è tonda, in senso assoluto, ci metteremmo allo stesso livello dell'uomo medievale. Il concetto di realtà è condizionato alle intenzioni. Se dobbiamo fare una passeggiata possiamo assumere che la Terra sia piatta. Se dobbiamo circumnavigare il globo, conviene assumere che sia tonda. Per spedire un satellite in orbita, dobbiamo considerarla un ellissoide di rotazione. Tra qualche secolo, quando riusciremo a compiere misure nella quinta o sesta dimensione, forse diremo che si tratta della sezione di un'ipersfera, un super-wurstel o una worm-ciambella.

Gli assolutisti proiettano all'esterno le certezze soggettive, dando un valore assoluto alla loro visione della realtà. Un possibilista direbbe di credere che la Terra sia tonda. Dopotutto, come insegna la scienza, potremmo sempre sbagliare. La scienza, troppo spesso sconosciuta, evolve continuamente, rinnovandosi e imparando dai propri errori. La scienza non pretende di avere in mano la verità assoluta, ma descrive il mondo attraverso modelli funzionali. I modelli riguardano le scelte, le strategie, le opzioni disponibili: della verità assoluta alla scienza non gliene frega un bel niente. Se c'è da mandare in orbita un satellite, inventare un nuovo smartphone o progettare un ponte, la scienza serve a tirare fuori i numeri dal cilindro. La scienza si occupa del come, non del perché.
Paradossalmente, gli assolutisti più convinti, da bravi ignoranti, usano proprio la parola "scientifico" per dimostrare che la Terra è tonda, oppure che gli atomi esistono. È una cosa molto triste, perché sarebbe un po' come salire in piedi sopra un Bibbia, guardare il cielo, e poi dire.
- Lo vedi? La Bibbia mi ha avvicinato a Dio: ciò dimostra che Dio esiste.

Morfeo Celtico?

Gli assolutismi più pericolosi si trovano nella morale. Va bene lottare per una società migliore, va un po' meno bene pensare che i valori per cui lottiamo siano assoluti. Da questo punto di vista i Celti avevano un altro approccio. Un guerriero celta combatteva una battaglia perché voleva migliorare il mondo, senza pretendere d'avere ragione. C'era il rispetto per l'avversario. Supponiamo che Tizionix pensi che il matrimonio sia un valore inossidabile, mentre Caiolix sostiene che le coppie di fatto dovrebbero avere gli stessi diritti. All'epoca dei Celti, Tizionix e Caiolix avrebbero probabilmente fatto a botte per imporre la propria opinione. Ma il vincitore avrebbe detto "si fa a modo mio perché ho vinto", non avrebbe mai detto "si fa a modo mio perché ho ragione". È curioso notare come la democrazia moderna non sia molto diversa, perché non fa altro che agghindare con abiti eleganti la legge della giungla: una maggioranza (più forte) che si impone su una minoranza (più debole). La differenza sta nella consapevolezza: i Celti sapevano di usare la legge del più forte, noi raccontiamo favole per indorare la pillola.

Molti assolutismi riguardano la visione tecnocratica del mondo. Gli scienziati sanno che la scienza è fatta di modelli, ma il cittadino medio crede che atomi, elettroni e forza di gravità siano verità assolute. Se gli scienziati avessero una fede assoluta a quest'ora saremmo ancora fermi sulle posizioni di Galileo e di Newton. In altre parole non avremmo cellulari, satelliti, computer, fotografie digitali, pennette USB: tutte tecnologie che funzionano grazie alla relatività e alla meccanica quantistica, e quindi correggono le teorie di Newton e Galileo.
Purtroppo oggi giorno sembra che la scienza stia rimpiazzando la religione. Se nel medioevo si credeva in ciò che diceva la chiesa senza conoscere il latino, oggi si crede in ciò che dice la scienza senza conoscere la matematica. Anzi: molte persone non distinguono nemmeno tra scienza e tecnologia. Altre non capiscono di cosa sto parlando, perché il dibattito di solito riguarda le differenze tra religione e scienza, non le somiglianze. È normale che io venga frainteso. Mi sento come un ghibellino moderno, schierato contro il potere del clero, che intanto cerca di spiegare agli altri ghibellini che anche tra noi si è creata una frattura. Oggi vige un'alleanza tra guelfi bianchi e neri, noi ghibellini invece non sappiamo nemmeno d'essere divisi tra "credenti" e "praticanti".
Quando critico la scienza, critico l'atteggiamento di venerazione passiva dei credenti, non la metodologia illuminata degli scienziati praticanti. Metto in guardia dalla fascinazione del mistero scientifico, dall'occultismo dell'esperimento in technicolor, dal miracolo del farmaco panacea di ogni male. In televisione non vedremo mai un documentario scientifico, ma solamente versioni circensi dell'arte tecnocratica, truccata come un clown per divertire il pubblico. La televisione parla dei risultati, delle tecnologie e dei prodotti, ma non della scienza. La scienza è ormai venerata come un culto del cargo, per gli stessi motivi che hanno visto nascere le religioni: ignoranza (della realtà) e paura (dell'ignoranza).

Religione

Visto che abbiamo aperto il vaso di Pandora tanto vale affrontare l'argomento proibito: la religione. Abbiamo fanatici da entrambe le parti: atei assolutisti, convinti che Dio non esista, e credenti assolutisti, convinti che Egli sia una certezza.
Gli assolutisti fondano la loro Fede (religiosa o atea) su ragionamenti apparentemente inconfutabili. Per un ateo la logica, la razionalità e le fonti storiche sono fatti indiscutibili. Ma ragionando in questo modo dimenticano che nulla è perfetto, nemmeno il ragionamento. Come aveva già capito Lewis Carrol, e recentemente ha ribadito Douglas Hofstadter, non è possibile dimostrare che un ragionamento sia corretto, né che la razionalità conduca alla verità.
Di contro, un credente pecca di presunzione perché basa le sue certezze su esperienze mistiche. Ben vengano epifanie e illuminazioni, le ho avute anch'io, anzi: ne ho fatto il baluardo del mio paradigma. Rispetto gli Dei perché ne percepisco la presenza nella mia realtà soggettiva, non perché pretendo che esistano davvero.
Molti atei e credenti si fossilizzano su posizioni assolute invece d'essere possibilisti. Io, se fossi credente, direi "forse Dio non esiste, ma io ho scelto di credere in Lui". Se fossi ateo direi "forse Dio esiste, ma io non ci credo". Sono talmente possibilista che faccio persino fatica a trovare le parole, quando parlo dell'ipotetico Creatore.
Ma forse è solo un limite del linguaggio, o meglio, del Verbo.

Politica

Dopo la religione viene la politica: qui gli assolutismi si sprecano, tanto a destra quanto a sinistra. Chi fa politica crede sempre che le sue fonti siano le uniche accreditate, o che le sue opinioni siano razionali. Ho assistito a decine di discussioni sulla politica e non ho mai visto qualcuno cambiare opinione: al più si raggiunge un compromesso, vacuo e provvisorio, ma dopo qualche giorno tutto torna come prima.
- Ma Morfeo! Ci sono i fatti!
I fatti esistono solo in virtù di un osservatore: perché anche i fatti sono punti di vista. Nessun essere umano vivrà mai abbastanza da leggere tutti i libri, confrontare tutte le fonti e scegliere, in modo assoluto, l'opinione più corretta. Tutto dipende dal contesto. La vita è una questione di priorità quindi, giustamente, noi prima scegliamo un partito o un'ideologia, poi cerchiamo gli argomenti a sostegno della nostra tesi. Lo facciamo tutti, volenti o nolenti, è solo questione di esserne consapevoli. Lo ripeto per non essere frainteso: è giusto fare così, lo facciamo tutti, lo faccio anch'io. La mia non è una posizione nichilista né qualunquista: vado a votare e so esattamente dove mettere la mia crocetta, ma non pretendo di fare la scelta giusta. Voto il partito di Gigetto perché tutte le fonti, i ragionamenti e le esperienze mi suggeriscono che Gigetto sia scelta migliore (per me). Ma so altrettanto bene di aver consultato quelle fonti, fatto quei ragionamenti e vissuto quelle esperienze solo perché mi sono (prima) riconosciuto nelle idee di Gigetto. In sintesi: voto Gigetto perché mi sta simpatico, senza rompere le palle a chi la pensa diversamente. De gustibus non disputandum est.

Per finire la ciliegina sulla torna: gli assolutisti dell'alimentazione. Quelli che siccome la scienza (che non è assoluta) suggerisce che le piante non abbiano un sistema nervoso, sostengono che sia scientificamente meglio affettare un pomodoro piuttosto che scannare un bue. Dall'altro lato troviamo quelli che mangiano carne perché è scientificamente certo che il nostro corpo ne ha bisogno. Come sempre hanno tutti ragione, finché si tratta di decidere cosa mettere nel piatto, ma hanno tutti torto, quando fanno la predica agli altri.
- Ma la cosa mi riguarda, Morfeo! Io non voglio che gli animali soffrano!
Giustissimo! Va bene lottare per una causa, scendere in piazza, raccogliere firme e fare propaganda. Ma fate come Tizionix e Caiolix, combattete per difendere la vostra idea perché credete di poter migliorare il mondo, non perché sapete di avere ragione.
Dovrebbe essere facile ragionare così, lo facciamo sempre, quando ci innamoriamo. Decidiamo di passare la vita con una persona, di mettere su famiglia, di aprire un mutuo. Ma lo facciamo perché crediamo nella nostra scelta, non perché sappiamo che durerà per sempre.

Fuori moda

Le altre realtà convenzionali, quali arte, moda e sport non meritano nemmeno di essere discusse, perché sono, appunto, convenzionali. Eppure anche qui c'è chi ha fatto indigestione di pillole blu ed è convinto che ci sia bellezza assoluta in un'opera d'arte, nell'eleganza di un abito o nel fischio d'un rigore. Se così fosse avremmo tutti gli stessi gusti, vestiremmo tutti come cloni e tiferemmo tutto la stessa squadra. Ma come già detto non vale la pena parlarle, anche perché, da buon possibilista, ammetto che tutto sia possibile: magari l'arte è una verità assoluta, chi lo sa. Forse l'eleganza è una virtù oggettiva, può darsi. Forse una medaglia d'oro è un fatto inossidabile, chi lo può dire. Ma preferisco tenermele come possibilità, piuttosto che edificare un credo su certezze di questo tipo.
Se non avete mai assaggiato la pillola rossa probabilmente non sarete d'accordo, ma questo non è un mio problema. E' colpa del vostro pusher, che vi ha venduto una droga in un'altra vita, e non vi siete ancora accorti di stare facendo un lungo viaggio 1.

In termini filosofici è estremamente facile cadere negli assolutismi. Ad esempio un assolutista materialista spesso ragiona così:

  1. Esiste un mondo materiale, governato da leggi fisiche uguali per tutti (cioè indipendenti dall'osservatore)
  2. L'affermazione precedente è vera al 100%, in senso assoluto, sempre e comunque

Davanti a tanta sicurezza molte filosofie rispondono con teorie possibiliste, soggettiviste o costruttiviste, che pongono l'accento sull'importanza dell'individuo come creatore della realtà percepita. Un estremo di questa fazione sono i nichilisti, secondo i quali il mondo materiale è privo di esistenza assoluta, cioè tutto è un prodotto della mente. Ma proprio nel tentativo di fuggire all'assolutismo i nichilisti cadono in fallo, perché assumono una posizione altrettanto assolutista. Un nichilista afferma che il mondo è solo illusione, ma così dicendo fa un ragionamento di questo tipo:

  1. Il mondo materiale che percepiamo è un'esperienza soggettiva: suoni, colori, sapori, odori, forme e figure esistono solo nella mente, perché sono un'elaborazione fenomenologica della realtà assoluta (inconoscibile per via razionale)
  2. L'affermazione precedente è vera al 100%, in senso assoluto, sempre e comunque

Anch'io rischio di fare lo stesso errore, perché se dicessi che tutti gli assolutismi sono sbagliati cadrei nella trappola. Anzi, apparentemente l'ho già fatto: parlando della fenomenologia nichilista ho affermato che "la Realtà Assoluta [...] è un oceano di onde incolori, insapori, inodori che vibrano in silenzio". Questa è un'affermazione assoluta, come quelle che ho fatto sulla morale, scienza, religione, politica e alimentazione. Ho appiccicato l'etichetta di assolutista su perbenisti, tecnocrati, credenti, atei, attivisti, carnivori, onnivori e vegetariani. Sembrerebbe che siano tutti colpevoli di assolutismo, tranne il signor Morfeo. Eppure mi dichiaro possibilista. Mi sto contraddicendo da solo? Apparentemente sì. In realtà è tutto sotto controllo.

Non c'è contraddizione tra l'essere possibilista e l'avere convinzioni assolute

Passeggiata arborea

Facciamo un esempio: quando cammino nel bosco non ho alcun dubbio sul fatto che il verde delle foglie esista solo in virtù del mio sistema cognitivo. Mi galvanizza l'idea che la mente riesca a produrre tutti gli aspetti della realtà che percepisco. Ogni volta che tocco un filo d'erba, annuso un fiore o ammiro un albero non dubito dell'esistenza dell'erba, del fiore o dell'albero, perché sono assolutamente certo che essi siano un prodotto della mia mente. Questa sicurezza mi riempie di gioia. Mi fa sentire vivo, importante, mi fa godere nella contemplazione del mondo. Potrei passare le ore (e di solito faccio) nella beatitudine della contemplazione, affascinato dai colori, suoni e odori che il cervello riesce a propormi come se fossero veri. E' esattamente quello che capita davanti ad un videogioco, o davanti ad un film di animazione: la grafica ad alta definizione meraviglia e incanta proprio perché sembra vera. Allo stesso modo, la realtà mi affascina proprio perché sembra vera. Come i sogni.

Chi ha provato almeno una volta l'esperienza del sogno lucido sa di cosa parlo: sei lì e ti guardi attorno, sapendo di stare sognando. Eppure tutto sembra vero, autentico. Ogni suono, colore, sapore e odore. Tocchi le pareti e godi. Sfiori una foglia e ridi. Senti la brezza e tremi di gioia. Una gioia talmente grande che di solito, purtroppo, ti strappa dal sogno per farti gridare "Eureka!".

La consapevolezza del sogno rende vero il sogno
(esattamente come la realtà)

Ciò non significa che io sia certo di avere ragione. So benissimo che potrei sbagliare: lungi da me l'idea di affermare che la mia visione del mondo sia assolutamente giusta. Forse anche adesso, mentre scrivo, sto sognando. Sogno di scrivere e voi sognate di leggere. Suoni, colori e odori potrebbero esistere anche fuori dalla mente, ve lo concedo. Sono possibilista nei confronti delle interpretazioni materialiste, ma non mi appartengono. Non mi appartengono perché non riesco fare a meno di credere (e quindi credere in senso assoluto) che la realtà sia un prodotto della mente, pur non conoscendo la verità.

La differenza tra me e un assolutista sta nel fatto che io so di credere di sapere,
mentre un assolutista crede di sapere

La differenza tra le due posizioni diventa chiara se lavoriamo su noi stessi. Grazie alla pillola rossa (la consapevolezza del sè) impariamo a gestire le nostre certezze "assolute" senza pretendere di avere ragione. La consapevolezza del sé aiuta a riconoscere che le certezze sono assolute in senso soggettivo, se mi concedete l'ossimoro. È l'uovo di colombo che risolve ogni dilemma. Non c'è bisogno di avere né ragione né torto, perché è sufficiente capire in cosa crediamo e perché ci crediamo. Si tratta di un dilemma? Un paradosso? Può darsi, ma io credo che ogni dilemma sia un'illusione. I dilemmi esistono solo nella logica dualistica booleana, che fonda le sue radici nella logica aristotelica. I dilemmi, come i paradossi, appartengono al mondo dicotomico del bianco e nero, dove "vero" è il contrario di "falso". Appena consideriamo i toni grigi della filosofia Fuzzy il dilemma scompare. E' questo il vantaggio del concetto di Realtà Esterna: non serve sapere se la realtà ha valenza assoluta o se è un'illusione della mente. La Realtà Esterna è la terza via, la strada del compromesso, un modo per prendere il toro per le corna e sbatterlo a terra, nell'arena, senza nemmeno fargli male. Abbracciando la filosofia Fuzzy, imparando a conoscere noi stessi, riusciremo ad avere certezze senza diventare assolutisti, perché saranno certezze nostre (e forse solamente nostre).

Sapere che la Realtà Assoluta è inconoscibile mi riempie di gioia. Mi aiuta a vivere qui ed ora, godendo d'ogni percezione, sensazione, sfumatura di colore. Dopotutto, ad essere razionali, la realtà che ci circonda si presenta come una Realtà Virtuale: possiamo percepirne la presenza ma non possiamo indagarne l'essenza. E' una posizione filosofica? Direi di no: assumere che la Realtà Assoluta sia un concetto privo di senso è un atteggiamento estremamente pratico, perché è l'atteggiamento dello scienziato: invece di chiedersi com'è fatta la realtà lo scienziato cerca modelli funzionali che la descrivano. Cerca di fornire criteri per le scelte che operiamo di giorno in giorno. La scienza mira al successo, non alla certezza. Abolendo le posizioni assolute entreremo nell'universo dell'empirismo e mireremo anche noi al successo. Potremmo svegliarci dal sonno diurno, esattamente come nei sogni lucidi, e godere della semplice percezione del mondo. Potremmo svegliarci ogni ora, ogni minuto, guardarci le mani, guardarci attorno e dire:
- Wow, è incredibile cosa è capace di fare la mia mente.
Oppure:
- Wow, ma tutto questo è solo una finzione. Sono schiavo della Matrice.
E infine:
- Wow, posso schioccare le dita ed uscirne quando voglio.
Ci vogliamo provare? E' arrivato il momento di farvi la domanda fatale:
- Pillola rossa o pillola blu?


(1) Frank Ocean