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Fenomenologia Nichilista

Marzo 2012

Poca scienza allontana da Dio,
molta scienza avvicina a Dio
[Louis Pasteur]

Morfeo guarda il mare

Morfeo guarda il mare e si lascia cullare delle onde. Le onde vanno, vengono, mai uguali a se stesse. Anzi, le onde sono immagini mentali, scariche elettriche, abbracci di neuroni terrorizzati dall'idea della morte. Spasmi di materia grigia persa nel tempo, nello spazio e nel significato [1]. C'è materia ricca d'ossigeno e idrogeno, forse, sulla quale si riflette una minuscola frazione del campo elettromagnetico: ma nessuna onda colorata, nessun sciabordare dell'acqua. Persino l'odore agrodolce dello iodio è un prodotto della mente.
- La scienza è un atto di fede - mormora Morfeo, leccandosi le labbra salate.
- Come la religione - risponde Gigetto.
- Eppure funziona...
- Come la religione.
Morfeo guarda Gigetto negli occhi. L'idiota ha ragione, pensa. Scienza, religione e razionalità sono atti di fede, null'altro che prese di partito. Finché ci credi sei convinto che funzioni. Eppure vi sono esperienze che dimostrano, convincono...
- Ma la religione funziona solo per chi crede. Se non ci credi è una suggestione, una follia collettiva, un dolce naufragare nell'abbraccio della fede.
- Come la scienza...
- Ma tu non la conosci, la scienza. Nessuno la conosce. Viviamo nell'epoca dell'oscurantismo scientifico, dove la scienza appare come utopia e la tecnologia come verità. La realtà è stata nascosta alla massa nel 1927, con l'interpretazione di Copenaghen. Siamo schiavi di documentari approssimativi, dove la grafica 3D conta più del contenuto. Crediamo a tutto ciò che appare su uno schermo, lasciandoci sedurre da musica, immagini e colori delle animazioni computerizzate. Ma nessuno conosce la scienza, a parte pochi eletti.
- Come te?
- Può darsi.
- Se tu la conosci - azzarda Gigetto, quasi sottovoce - perché non ne parli?
- E' difficile... la mia è una voce fuori dal coro. I mass-media sono potenti, e la contro-informazione pure.
E' pieno di gente che urla, là fuori, rischierei di passare per uno di quei paranoici che gridano al complotto. Basta aprire YouTube per trovare migliaia di video che vorrebbero contro-informare e invece peggiorano la situazione...
- Ma tu non vuoi contro-informare, giusto? Tu sei dalla parte della scienza...
Il volto di Morfeo si illumina di meraviglia. Gigetto ha ragione: non c'è bisogno di smontare nulla, né di contro-informare. Basta dire le cose come stanno, citare le fonti, descrivere esperimenti semplici, verificabili. La realtà è così generosa, quando vuole...
- Hai ragione. Adesso ci provo.

Iniziamo dalla fenomenologia. Per quanto la realtà sia sfuggente, virtuale e inconoscibile, i fenomeni sono una certezza. Non stiamo parlando di fatti o esperienze condivise, che sono opinabili: i fatti di cronaca sono controversi, incerti e discutibili. Qui parliamo di fenomeni, esperienze soggettive, cose che ognuno può provare all'interno della sua realtà personale, fregandosene del resto del mondo. Supponiamo di sognare il mare, o meglio: mi sveglio e sperimento il fenomeno di "ricordare d'aver sognato il mare". Forse non sono stato al mare, forse non l'ho nemmeno sognato, forse ho ricostruito il tessuto onirico al momento del risveglio, in una frazione di secondo. Forse è un falso risveglio e sto ancora sognando. Ma se penso di ricordare, abbiamo la certezza del fenomeno "ricordare d'aver sognato il mare".
Vale lo stesso per la realtà: non sapremo mai se la realtà esiste, se c'è un mondo oggettivo, se viviamo dentro una neuro-simulazione interattiva o dietro il velo di Maya. Ma condividiamo tutti la certezza della stessa, unica, verità assoluta.

Verità Assoluta

Esiste un'unica verità assoluta: la percezione del fenomeno dell'esistenza.

Non c'è neanche il bisogno del soggetto, nella definizione tratta dal Manuale di Uscita dalla Matrice.
Non importa chi o cosa sperimenta il fenomeno dell'esistenza: esso è comunque una verità assoluta, qualcosa che nessuno ci potrà togliere, a parte (forse) la morte.

Un fenomeno ben noto è quello della falsa partenza in treno. Se avete viaggiato in treno, vi sarà capitato quasi di sicuro. Il treno parte mentre guardiamo fuori dal finestrino, poi vediamo la stazione ancora ferma, al suo posto. Il sistema nervoso frena, il cervello s'aggiorna e avvertiamo un brevissimo mal di mare. Era "solo" un'illusione - pensiamo - accorgendoci che era partito il treno accanto al nostro. Sbagliato. Trattandosi di un fenomeno misurabile, secondo la fisica non si tratta di un'illusione, ma di moto relativo. Nel vostro sistema di riferimento, anche voi state viaggiando rispetto all'altro treno, quello che è partito "per davvero". Siete fermi rispetto alla stazione, ma chi ha detto che la stazione è il punto di riferimento dell'universo? In ogni istante siamo in moto rispetto a qualcosa, e finché nessuno dei due accelera, non possiamo dire chi si sta muovendo.

Astronavi

E' un fenomeno che m'affascina e sconvolge. La prima volta che me resi conto, verso i quindici anni, ebbi la pelle d'oca. La stessa che ho ancora oggi, quando penso che non esiste il moto assoluto. Per spiegare il concetto, possiamo pensare a due astronavi che viaggiano nello spazio vuoto, senza stelle né galassie sullo sfondo. Due scatolette di metallo in viaggio l'una verso l'altra, immerse nell'oscuro oceano cosmico. Io sto a bordo di una, voi dell'altra. Ci svegliamo sull'astronave, senza memoria, senza sapere come siamo arrivati lì. La prima cosa che vediamo, quando apriamo gli occhi, è un'astronave che sfreccia verso di noi. Ci sfioriamo di pochi metri, lentamente, tanto che abbiamo addirittura il tempo di comunicare attraverso i finestrini, scarabocchiando frasi frettolose su fogli di carta arruffati.
- Dove stai andando?
- Da nessuna parte. Tu piuttosto, dove stai andando?
- Guarda che io sono fermo, bello. Che mi pigli per il culo?
- No no, ti sbagli. Io sono fermo, tu ti muovi...

La cosa affascinante, anche col senno di poi, è che non esiste alcun modo di sapere chi ha ragione. Non esiste esperimento, tecnologia, strumentazione o magia che potrà mai dirci chi si muove e chi sta fermo. Il motivo è che nessuno dei due ha ragione. Non è questione di scienza, teoria, paradigma o punti di vista. Semplicemente la domanda non ha senso. Chiedersi chi si muove è un po' come domandarsi se è più freddo un gelato o più forte un treno.
Il moto è una convenzione, e come tutte le convenzioni dipende dal sistema di riferimento, dalla prospettiva dell'osservatore. Hanno entrambi ragione, a bordo delle astronavi, perché si "sentono" fermi e "vedono" l'altra navetta muoversi nella direzione opposta.
Il punto cruciale è l'assenza di memoria. Se avessimo memoria di una partenza, di un'accelerazione, allora si potrebbe intavolare una discussione. I due comandanti potrebbero sedersi a tavolino, confrontare i diari di bordo, inserire dati in qualche computer (o grimorio) e alla fine dire chi si sta muovendo. Ma senza memoria la domanda non ha senso, perché non esiste la risposta. Se non mi credete non c'è modo di convincervi. Se la vostra realtà contempla la Fede nel Sacro Movimento Assoluto, vi lascio cullare nella certezza della vostra risposta. Ma sarà solo vostra, mentre il fenomeno del moto relativo è condiviso, vissuto da tutti i protagonisti della vicenda. La realtà, come la religione, è una questione di audience.

Se abbiamo capito che il plusvalore di un fenomeno sta nella capacità di essere condiviso, siamo pronti a tuffarci nella meraviglia della fisica. Quella che segue è una carrellata di fenomeni, esperienze che possiamo toccare con mano, fatti che resterebbero immutati anche se la scienza venisse soppianta dalla magia. Per "fisica" qui intendiamo il mondo fisico, la fenomenologia dell'esperienza umana, non il modello scientifico che descrive il fenomeno. La descrizione di ogni fenomeno, nella galleria che mi appresto a presentare, sarà seguita da un breve cenno al modello scientifico che lo spiega, ma badate bene: citerò il modello scientifico solo per per fare un po' di sana divulgazione, che non fa mai male. Quel che conta è il fenomeno: il fenomeno esiste, è una verità assoluta, mentre la spiegazione è solo una chiosa, un fiore all'occhiello, un modo per dire "beh, almeno qualcuno sa spiegarselo".

Spazio-tempo

Iniziamo dal fenomeno di relatività dello spazio e del tempo. Non sto dicendo che la durata di un minuto dipende da che lato della porta del bagno vi trovate, ma che spazio e tempo di per sé non esistono. Possiamo quantificare la massa di un oggetto, o dire che esercita un peso, anche senza tirare in ballo le unità di misura. Un elefante "ha" massa anche se non definiamo i chilogrammi o le libbre: non importa quanto, ma "ha" massa. Di contro, un oggetto non "ha" né tempo né spazio. Non esiste alcun modo di percepire il "tempo" di un oggetto, né "dove" si trova: possiamo solo dire quanto tempo "ha" rispetto a qualcosa, o dove si "trova" rispetto a qualcuno. Se non fissiamo un punto di riferimento o un osservatore, spazio e tempo non esistono. Questo dovrebbe bastare a convincerci che la relatività ristretta non dice nulla di strano. Documentari e riviste la spacciano per qualcosa di esotico, misterioso. Altri pensano che sia aria fritta, una teoria da applicarsi solo in casi estremi, o nei film di fantascienza. Per fortuna abbiamo sottomano la fenomenologia, che dirada ogni dubbio.
Il sistema GPS, quello che fa funzionare un comune navigatore per automobile, funziona grazie alla teoria della relatività. Le formule di Einstein e Minkowski permettono di calcolare di quanto rallenta il tempo nei satelliti in orbita, e correggere la variazione di tempo che altrimenti ci farebbe sbagliare di un metro oggi, di un chilometro tra un mese e di qualche città tra un paio d'anni. Non importa se la scienza sia verità, se la realtà esiste o se stiamo sognando ad occhi aperti. Abbiamo un modello che descrive un fenomeno, ed entrambi (modello e fenomeno) concordano sul fatto che spazio e tempo sono relativi.

Se accettiamo di credere alla scienza, nemmeno la materia esiste in senso assoluto. Esistono solamente campi di probabilità, onde quantistiche che descrivono la possibile posizione di atomi e particelle. La materia si manifesta come l'insieme degli increspamenti di queste onde, anzi: la materia può manifestarsi come un grumo di onde, perché non è detto che essa "decida" di esistere. Su questo principio si basa il funzionamento del diodo tunnel, alla base della tecnologia MOSFET impiegata niente po' po' di meno che nelle memorie Flash, ovvero: cellulari, macchine fotografiche digitali, chiavette USB e dischi a stato solido. Se la materia avesse esistenza oggettiva, nessuno di questi dispositivi potrebbe funzionare. Morale della storia: ogni volta che usate un cellulare, una macchina fotografica digitale o una pennetta USB state verificando il fenomeno di non esistenza della materia.

Da quasi un secolo riviste e giornali diffondono versioni distorte del principio di Heisemberg, affermando che se misuro un oggetto ne cambio le proprietà, per cui nulla è misurabile con precisione. Il vero principio di Heisemberg afferma che le quantità osservabili sono indeterminate a priori, ancor prima d'essere misurate. Una particella non può avere una velocità determinata, se si trova localizzata da qualche parte, e viceversa: se una particella viaggia con una certa velocità, allora potrebbe trovarsi ovunque. E' vero, l'incertezza può dipendere dalla misura, perché di solito la misura perturba l'oggetto della misurazione. Ma il principio di Heinsemberg dice che l'incertezza esiste in Natura, prima di ogni osservazione, e non dipende da noi. Anche qui la fenomenologia abbonda. Citerò un classico, l'esperimento dei Fori di Young, verificabile in qualsiasi laboratorio universitario, e con un po' di buona volontà anche nel vostro garage, come vedremo nelle prossime puntate.

Morfeo annusa la mela

Nella Realtà Assoluta non esistono suoni, colori, sapori, odori. Non hanno valenza oggettiva nemmeno gli attributi del tatto o le forme degli oggetti. Tutto viene creato dalla mente, dal sistema cognitivo che filtra ed elabora le sensazioni grezze, trasformandole in percezioni secondo regole in parte innate, in parte acquisite. Il mondo là fuori, la fantomatica Realtà Assoluta, è un oceano di onde incolori, insapori, inodori che vibrano in silenzio. Siamo noi, che interagendo con il mondo esterno, creiamo scariche elettriche nel cervello, che poi diventano colori, suoni, sapori. La mela non è rossa, ma contribuisce al fenomeno di percezione del colore rosso in un cervello senziente, e lo fa solo nell'ambito dello spettro visibile. I fiori non hanno odore, al più emanano "cose" che stimolano le nostre narici nel modo giusto. La foglia che cade nel bosco, se non c'è nessuno ad ascoltare, non fa rumore. Forse fa vibrare l'aria su una certa frequenza, ma lo fa in perfetto silenzio.
Tutto esiste solo nella nostra mente: come le favole, i fantasmi, le fantasie e i folletti.

Usando un po' di buon senso si potrebbe dire che, nonostante questi bei discorsi, ogni giorno ci alziamo dal letto e ritroviamo la stessa Realtà. Le persone vedono le cose che vediamo noi, sentono gli stessi rumori, odorano gli stessi odori. L'errore sta nel significato delle parole ogni giorno. Dove sta scritto che la nostra percezione del tempo - il quale tra l'altro non esiste - è una scala oggettiva per quantificare la durata di un'esperienza?
Un miliardesimo di secondo è una vita intera per una particella elementare, un milione d'anni è un battito di ciglia per una galassia. Sono cose che sappiamo benissimo finché guardiamo la televisione, ci sbalordiamo su riviste patinate o cerchiamo di portarci qualcuno a letto. Eppure, nonostante questa vasta conoscenza teorica, affermiamo che le piante non camminano, le montagne stanno ferme e gli uccelli volano veloci. Misuriamo tutto con la nostra scala, e questo è giusto: è comodo, fa economia di linguaggio, semplifica la comunicazione. L'errore sta nell'arrogarci il diritto di credere assoluta la nostra misura del tempo, e ancora peggio, di propagare tale errore nella definizione di parole come stabile, duraturo o condiviso, parole che hanno senso solamente se ci poniamo al centro dell'universo.
L'uomo è la misura di tutte le cose, è vero. Ma attenzione a come interpretiamo la frase. Protagora non voleva dire che l'uomo, collocandosi al centro dell'universo, determina in modo oggettivo la misura della cose ma, al contrario, che le cose hanno una misura solo grazie all'uomo. Se togliamo l'uomo, se manca un osservatore, il mondo che conosciamo cessa di esistere.

Uomo e mente

Dovremmo essere molto più umili quando diciamo che la Realtà è stabile solo perché non la vediamo cambiare dall'oggi al domani. La Realtà muta continuamente, se guardiamo con attenzione. L'universo ha qualche miliardo di anni più di noi, eppure non si vanta di essere né stabile né duraturo. Oppure lo fa, ma ha almeno il buon senso di assordare gli spazi siderali anziché i timpani umani. Gli scienziati, che sono una razza ben diversa dai presentatori dei documentari, sanno che la realtà è un'illusione, una collezione di fenomeni stravaganti, e si divertono come pazzi ad azzeccare modelli e previsioni. Gli scienziati hanno preso il posto degli esploratori, quelli che una volta tracciavano le mappe del mondo.
Di contro, fuori dagli ambienti accademici, regna la più totale ignoranza. Ogni giorno mi stupisco di come si riesca a discutere di verità nella aule di tribunale, in politica o sul luogo di lavoro, quando nessuno scienziato pretenderebbe mai di aver a che fare con la verità. Come si fa a pensare di poter capire chi ha torto o ragione, cosa esiste o non esiste, chi vi ama o vi odia, quando siamo noi a creare la realtà nella nostra mente? Come potete essere certi di qualcosa, se la vostra esistenza è un'esperienza cerebrale, una neuro-simulazione interattiva?

Si tratta di fatti, non di filosofia. Che la realtà esista a livello neuro-celebrale lo sappiamo tutti, anche se crediamo nell'anima o nella vita eterna. Inoltre, poiché il mondo che percepiamo è un prodotto della nostra mente, è corretto parlare di simulazione. Riguardo l'aggettivo interattiva, si tratta solo di definire il termine. Dal mio punto di vista, voi potreste essere un prodotto della mia fantasia: sto scrivendo da solo, creandomi dei lettori illusori nell'auditorium onirico della realtà. Dal vostro punto di vista potrei non esistere io: forse state leggendo parole create dal vostro subconscio, ma attribuite a me la paternità dell'opera, cercando un capro espiatorio. Per fortuna, anche se non esiste una risposta a queste paranoie, esistono i fenomeni.
Voi esperite l'esperienza del leggere, io dello scrivere. Se dobbiamo procedere coi piedi di piombo, impugnare il rasoio di Occam e contare solo sulle certezze, allora conviene chiamare interazione proprio il connubio di queste due esperienze complementari ed esclusive.

Interazione

Dualità fenomenologica di realtà soggettive, che provoca un cambiamento di stato in almeno uno dei soggetti coinvolti. Esempio: il soggetto A sperimenta il fenomeno X con il soggetto B, mentre il soggetto B sperimenta il medesimo fenomeno X con il soggetto A. Non serve che i soggetti coinvolti siano dotati di esistenza reale: se il fenomeno X provoca un mutamento in uno dei soggetti che percepiscono l'esperienza, la dualità reciproca dei due fenomeni è detta interazione.

Benvenuti nel mondo reale, quello che esiste solo nella vostra mente: la Matrice, il calderone delle illusioni condivise, la neuro-simulazione interattiva su base carbonio. E' ora di svegliarsi e guardare il mondo con i vostri veri occhi. Quelli che non avete mai usato.


[1] The Rocky Horror Picture Show