Software
Formazione
Links & dritte
 
Sistemi
Elettronica
Matematica
Tai Ji Quan
Giada Adriani
 
Tesi
Appunti
Recensioni
 
Pillole
Racconti
Romanzi
Ospiti
 
Giochi
Eventi
Work-e
Ma.Ste.R.
 
Links
Cerca
Chi sono
Contatti
Mappa del sito
Arrows down Arrows up

Lavoro e Interpretazione

Novembre 2011

I preconcetti sono figli dell'interpretazione

Morpheus cameriere

Ho fatto un sogno. Ero al mare, con mia figlia, i piedi nudi nella sabbia.
Il frisbee andava avanti e indietro, un po' a singhiozzo, mentre le insegnavo a impugnare il disco, accompagnando i movimenti incerti e frenando quelli bruschi. Mentre misuravo, con orgoglio paterno, i metri e i progressi d'ogni lancio, mi bussano sulla spalla; giro la testa e mi trovo davanti due nocciole affogate in un mare di caffè. Un senegalese, sulla trentina, forse più. Seguo la linea del volto per correre lungo le spalle ben scolpite, il braccio magro e la mano larga, che stringe quella di una bambina. Avrà più o meno l'età di mia figlia.
- Volete giocare con noi?
- Sì, grazie. Possiamo?
- Sicuro! Sai come funziona?
- Certo. Papà prende frisbee, colpisce bambina sul naso, papà chiede scusa. Bimba tira contro passante, papà impreca. Papà colpisce bimba sul piede, papà dà bacino. Bimba lancia oltre recinzione, papà finge indifferenza. Papà lancia contro vento e si colpisce in testa. Ecco, questo io non ho capito bene: quanti punti sono colpo in testa?

Apro gli occhi per una frazione di secondo. Il tempo di capire che sto sognando, da almeno una vita, come tutti. Buffo, no? Morfeo, il Signore del Sogni, che sogna.
Volete sapere cosa? Ve lo racconto.

Sono Guido, il personaggio di Benigni, nella Vita è Bella. Racconto favole a Giousuè, gli spiego le regole, traducendo le parole aspre del comandante tedesco. Gli regalo una realtà migliore, forse un po' meno vera, ma certamente più utile. Una favola che gli salverà la vita.
Sognando, mi chiedo cos'è la realtà? E' quella dell'ebreo che muore, nel campo di concentramento... o quella del bambino che vive, perché segue le regole di un gioco inventato, una realtà illusoria che lo salva dalla follia?
Poi finisce il film, Giosuè vede il carrarmato americano e grida.
- E' vero!

Ogni sogno è vero, come ogni percezione. Magari non è condiviso, ma è sicuramente esperito, vissuto. Pensieri e interpretazioni sono sempre reali, anche se l'esistenza intera fosse un'illusione.
Non cogito ergo sum, bensì cogito ergo cogito.
In termini filosofici stretti: gnoselogia anziché ontologia.
L'interpretazione è l'unica realtà certa, ed è per questo la principale causa di illusioni e fraintendimenti. Essa può essere enumerata fra le Tre Grandi Illusioni, assieme alla Realtà e alla Conoscenza del Sé. E' la pulsione innata che costruisce la realtà soggettiva, assieme al Contesto e alla Fede. La sua forza sta nella capacità di sembrare oggettiva, e ciò avviene proprio perché ogni interpretazione, onirica o meno, è sempre indiscutibilmente reale.

Fetz L'interpretazione manipola la memoria, ridisegna i ricordi, riempie il passato di colori, odori, frasi, parole. Rende inaffidabili i testimoni oculari e affidabili le registrazioni. Genera simpatie ed empatie: se non leggessimo tra le righe, se non sapessimo (ri)costruire in noi le emozioni altrui, non potremmo essere umani.
Ma c'è un prezzo da pagare. Interpretare allontana dalla realtà oggettiva, perché l'interpretazione è il principio attivo della pillola blu. La realtà interpretata è una realtà virtuale, un prodotto della mente. Di contro, il "vivere senza interpretare" è uno dei componenti strutturali della pillola rossa, come i Cinici sanno bene da qualche migliaio d'anni. Ma anche la pillola rossa ha uno svantaggio: chi non sa interpretare, o interpreta solo a modo suo, è condannato a non capire chi e cosa gli sta attorno. Senza l'interpretazione possiamo comprendere solo il senso letterale delle parole, senza riuscire a leggere tra le righe. Una persona incapace d'interpretare potrebbe ritrovarsi fuori dalla società o dal sistema. Ho detto potrebbe.
Ma è certamente condannata ad uscire dalla Matrice.

Morfeo sottotenente La Matrice è la maggioranza che, giorno dopo giorno, esce vincente dalle elezioni sull'interpretazione della Realtà. Chi appartiene alla Matrice interpreta come gli altri e per questo ha, mediamente, ragione. Quando racconto che ho fatto la fame, che vestivo solo abiti usati e non andavo mai in vacanza, gli abitanti della Matrice di solito mi compatiscono. Ma appena aggiungo che lavoravo solo tre ore al giorno, gli abitanti della Matrice mi considerano uno scansafatiche. Interpretando, collochiamo le esperienze all'interno di uno schema mentale più o meno condiviso. Più lo schema è condiviso, più assomiglia alla Matrice. I matriciali convinti, quelli che hanno sempre lavorato otto ore al giorno, spesso non sanno di vivere all'interno di una realtà cuccia, dove i genitori pagano gli studi, la mamma stira le camicie, il papà offre la festa di laurea e i nonni gli regalano una vacanza (ma una tantum, badate bene). Oppure non sanno com'è vivere da soli, senza amici né parenti, e lavorare otto ore al giorno. Ventiquattr'ore bastano appena per esistere, quando sei solo, non per vivere. Significa andare avanti senza né regali né aiuti, senza qualcuno che ti dia un passaggio se devi fare il tagliando, se devi prendere un treno, o se stai morendo.

Qualcuno potrebbe leggere invidia, o arroganza, tra le mie parole. Potrebbe interpretare che mi sono fatto da solo, mi sono arrangiato. Ma questo non l'ho scritto, e se l'avete pensato, siete caduti nella trappola.
Avete interpretato.
Fino a vent'anni ho fatto il mantenuto, quindi ero anch'io un viziatello, almeno da giovane. Poi ho avuto addirittura un sussidio per studiare, circa un milione delle vecchie lire l'anno, pari a cinquanta euro al mese. Non era molto, ma è bastato per evitare di oltrepassare la soglia tra miseria e delinquenza. Se stai dentro la Matrice, assieme ai buoni, vedi i criminali come causa di ogni problema, agenti del male, sadici squilibrati psicolabili. Se invece li frequenti, senza filtri sugli occhi, trovi persone che vorrebbero essere felici ma non possono, spesso per colpa di quelli che benpensano, o meglio, malpensano. Fuori dalla Matrice i cattivi sono un effetto, non la causa del problema.
Ci hanno fatto anche un film, sull'argomento, e lo fanno pure vedere tutti gli anni, a Natale. E' incredibile, lo danno da vent'anni ma quasi nessuno l'ha capito. Una poltrona per due non è solo un film da ridere. E' una favola alla maniera del vecchio Fedro, una di quelle con la morale. La morale del film è che il contesto sociale ci condiziona, e può quindi trasformare una persona onesta in un delinquente. I demoni sono angeli caduti, ma anche loro sono nati in paradiso.

Orgasmitron autocostruito Se vivi fuori dalla Matrice t'accorgi che lavorare costa, consuma tempo ed energia. Allora trovi una soluzione per lavorare meno, o non lavorare affatto. Senza un lavoro fisso puoi fare a meno dell'auto, non ti serve il cellulare e non sei mai di fretta. Il denaro scarseggia, ma il tempo avanza, così vai a piedi e risparmi sull'autobus. Raccogli le erbe officinali piuttosto che andare in farmacia. Impari ad aggiustarti le cose da solo, studiando sui libri della biblioteca, e riduci le spese di manutenzione. Inizi a fare il bucato a mano, nel tempo che t'avanza, e scopri che la lavatrice è un lusso. Ne abbiamo fatto a meno per millenni, come si può davvero pensare che sia un bene irrinunciabile? I beni irrinunciabili sono acqua, aria, pane e amore, non gli elettrodomestici.
Fuori dalla Matrice s'innesca un circolo dove lavori poco, perché investi su te stesso, e quindi rendi sempre di più. Chi sta nella Matrice interpreta la scelta del "poco lavorare" come causa, e l'uscita dalla Matrice come effetto.
Ovviamente, per chi è fuori dalla Matrice, le cose vanno esattamente al contrario.

Eccoci giunti al punto. Interpretare, quando si parla della Matrice, riguarda soprattutto il significato della parola lavoro. C'è l'interpretazione economica, dove lavoro è ciò che facciamo per denaro, quantificato e qualificato dallo stipendio percepito. Da questo punto di vista molti matrimoni sono un'ottima attività professionale.
C'è l'interpretazione sociale, dove il lavoro è ciò che la società si aspetta da noi. Se faccio il pane e me lo mangio, non sto lavorando. Se dipingo un quadro e lo appendo in soggiorno, non sto lavorando. Ma se faccio l'assaggiatore o l'artista allora queste attività diventano una professione, perché la gente ci fa affidamento, se lo aspetta. Lo può pretendere.
C'è la l'interpretazione fisica, dove lavorare significa fare fatica, sudare, spaccarsi la schiena, spremersi le meningi. Tradotto in termini scientifici significherebbe "applicare una forza per fornire energia".

Lavoro

Attività dotata di Qualità Statica, ovvero conforme alla aspettative della società circostante. Indifferentemente dall'essere renumerativo o utile, il lavoro è una qualsiasi attività che sia percepita come attesa da qualcun altro. Il lavoro è ciò gli altri si aspettano da noi, ciò che possono chiederci, pretendere o comandare.

Stiamo ancora una volta parlando di Qualità Statica e Qualità Dinamica. Si tratta delle due forze sociali individuate da Robert Pirsig nel suo libro Lila. Leggetelo, contiene un messaggio semplice ma profondo, lo citeremo spesso ed è fondamentale per comprendere la struttura portante della Matrice. In Lila Pirsig indaga il significato delle espressioni "attività di utilità sociale" e "tempo libero", che spesso sono date per scontate (ovvero interpretate).
Chi sta bene nella Matrice di solito pensa che il tempo libero possa essere piacevole solo disponendo di un budget opportuno. Senza un soldo in tasca, o senza un lavoro, i matriciali si annoiano. Di contro, chi è predisposto ad uscire dalla Matrice, non ha mai un minuto di tempo libero, nemmeno quand'è disoccupato. Con conosce la noia e non ha bisogno di soldi per sapere come impiegare il tempo. Lo dico per esperienza, perché sono stato disoccupato per anni, ma non mai avuto il tempo di annoiarmi davanti alla tivù (spesso perché non ce l'avevo proprio, la tivù).

A tal riguardo esiste un test capace di dirvi se e quanto siete disposti ad uscire dalla Matrice. Si chiama il Test del Lavoro Passivo.

Ti offrono uno stipendio di diecimila euro al mese netti. Il lavoro è regolare, legale, a tempo indeterminato. Hai un mese di ferie l'anno, giorni di malattia retribuiti, contributi alla pensione, tutti gli annessi e connessi. La tua mansione, da svolgere per otto ore al giorno, è semplice: non devi fare nulla, in senso attivo, ma puoi svolgere qualsiasi attività passiva di tua scelta.
Puoi leggere libri, ma non puoi prendere appunti. Puoi giocare coi videogiochi, ma non puoi salvare la partita. Puoi fare all'amore, ma non puoi far godere il partner. La clausola generale è: al termine della giornata lavorativa la tua attività non deve aver cambiato nulla nel mondo. La seconda clausola è: se accetti il lavoro, devi farlo per almeno dieci anni. Se molli prima, se ti licenzi o se infrangi la prima clausola, ovvero la non-attività-verso-il-mondo-esterno, dovrai restituire tutto ciò che hai percepito, sin dal primo stipendio.

GRAAL Il test non è perfetto, ma rende l'idea. Dovete immaginare di avere diecimila euro sotto il naso, la penna in mano e il contratto sul tavolo. Diecimila euro al mese non sono bruscolini, visto che dopotutto vi viene solo chiesto di poltrire per otto ore al giorno. Il test misura la Qualità Dinamica, cioè la vostra pulsione a cambiare il mondo, ad esprimere voi stessi, a costo di fare la fame e dormire su una panchina. Ma perché non cambiare il mondo attraverso il lavoro, direte voi? Come abbiamo visto, secondo il Manuale di Uscita dalla Matrice, il lavoro è ciò che la società si aspetta che noi facciamo. La Qualità Dinamica riguarda invece ciò che nessuno ci ha chiesto, né ha osato immaginare.

Nessuno ha chiesto a Copernico d'inventare il sistema eliocentrico, a Galileo di contraddire la chiesa o a Mandela di combattere l'apartheid. Nessuno di loro è stato mai pagato per farlo. Insomma, lo hanno fatto nel loro "tempo libero", da bravi nullafacenti e scansafatiche.

Stipendio

Le entrate mensili devono essere appena superiori alle spese di vitto e alloggio, assumendo che esse siano già state minimizzate secondo i dettami del Manuale. Riducendo le spese ridurrete le ore di lavoro, ovvero aumenterete le ore di tempo libero e potrete dedicarvi ad altre attività. Tali attività devono essere rivolte verso l'esterno, ovvero su società e ambiente, al fine di massimizzare la Qualità Dinamica. Se invece userete il tempo libero a scopo puramente personale, o non produttivo, l'assenza di una spinta Dinamica verso l'esterno vi farà ritornare rapidamente ed inesorabilmente all'interno della Matrice.

Facciamo un pausa di riflessione. Siamo partititi dall'interpretazione e siamo giunti ad una nuova definizione di lavoro, che ci è servita ad introdurre il punto di vista di chi sta fuori dalla Matrice. Se non siete d'accordo, probabilmente è perché abbiamo una diversa visione delle Realtà. Ecco perché parliamo di filosofia, quando discutiamo della Matrice. Non è solo una questione di sistema, lavoro o stipendio, ma è una questione di Contesto, Fede, Interpretazione.
Qualsiasi disaccordo nasce da una diversa interpretazione dei fatti. Prima prendiamo partito, poi interpretiamo le fonti. Prima il cuore decide se preferisci i cani o i gatti, poi leggi i libri che confermano e giustificano il tuo sentire. Prima senti la necessità di credere in un dio, poi diventi religioso. Prima inizi con l'avere paura di chi è diverso, poi diventi razzista.
La nostra mente è piena di gabbie e recinzioni, specialmente in politica. Alcuni si schierano a sinistra o a destra della rete, poi accusano gli altri di essere "chiusi dentro". Ma che uno stia a sinistra o a destra della rete non cambia molto, finché commette l'errore di credere che la rete esista davvero. La politica, come ogni discussione, non è altro che un latrare di cani traslitterato in sillabe più o meno articolate.



E qui il cerchio si chiude, perché illudendoci che il Contesto sia oggettivo rafforziamo la Fede nelle scelte emotive, la Fede condiziona ogni interpretazione e le interpretazioni confermano il Contesto. E' per questo che la Realtà ci sembra così stabile, costante, sicura ed immutabile: beviamo sempre dalla stessa fonte, giudichiamo la fonte in base a cosa abbiamo bevuto prima, e leggiamo solo quei libri che lodano la qualità della nostra fonte. Contesto, Interpretazione e Fede, un'eterna ghirlanda brillante.

Ogni discussione è una discussione sulla Realtà
(se racconto della vita fuori dalla Matrice, non mi credete)

Ogni Verità dipende dal Contesto, ed io sono il mio Contesto
(nessuno mi conosce, nemmeno io)

Ogni Realtà è un atto di Fede, ovvero la razionalizzazione d'un'emozione
(è inutile discutere, abbiamo tutti già scelto in cosa credere)

I preconcetti sono figli dell'Interpretazione
(è naturale interpretare ciò che dico, e quindi fraintendere ciò che non dico)