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Auto in colonna

Una riflessione sulle cause dei problemi sociali

Qualche tempo fa, mentre ero in auto fermo in colonna, ho avuto l'ennesima epifania. L'ennesima spiegazione delle differenze mentali tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, conformisti e ribelli. Vorrei provare a condividere la mia visione, nella speranza che possa illuminare qualcun altro.
Prendiamo come esempio una strada con dei lavori in corso (le transenne gialle).

Auto in colonna Supponiamo che il signor Viola, passato regolarmente quando il semaforo era verde, al momento di svoltare a sinistra si trovi davanti una fila di auto blu, ferme col semaforo rosso, che gli impedisce di tornare a casa. Lui, il signor Viola, ha lavorato 8 ore, si è già fatto due ore di macchina tra andata e ritorno e adesso vorrebbe tanto tornarsene a casa. Ma non può.
Nel frattempo, sulla corsia delle auto rosse, scatta - giustamente - il semaforo rosso, ma le auto ormai si sono incolonnate dietro il signor Viola. Per par conditio dall'altra parte scatta il verde, ma le auto blu non si possono muovere, perché le auto rosse bloccano il passaggio.

Qual'è la morale di questa storia?

E' vero, in ogni società ci sono dei problemi, che possono essere l'inflazione, la disoccupazione, la corruzione, la crisi o la guerra civile. Insomma ci sono dei lavori in corso, un po' come le nostre transenne gialle, che creano qualche disagio.
E' c'è sempre lo sfigato, il signor Viola, che pur essendo onesto e integerrimo, si trova preso in mezzo, e non ce la fa. Forse manca di acume, di inventiva, ma non è colpa sua. Lui vuole solo tornare a casa, ed è pure suo diritto, così punta i piedi e non si muove dalla sua posizione. Come biasimarlo?

Poi è vero, ci sono i casinisti, quelli che protestano, manifestano, occupano la corsia e suonano il clacson. Sono le auto rosse, talmente anarchiche da restare in colonna sulla loro corsia persino quando scatta il semaforo rosso, e di strombazzare alle spalle del povero signor Viola. Se nella società c'è disordine è quasi sempre colpa loro.

Auto in colonna Infine ci sono le auto blu. Brave persone, non hanno fatto niente. Ferme in fila, hanno rispettato il semaforo, ora è scattato il verde e per colpa di quei casinisti dipinti di rosso non possono passare. Eppure è il loro turno, ne avrebbero tutto il diritto.
Ma i conducenti delle auto blu commettono un grave errore. Non essendo loro la causa prima del problema, si impuntano sul Principio che non spetta a loro risolverlo. Intanto, i conducenti delle auto rosse, da buoni volenterosi casinisti, provano a stringersi, allungarsi, accorciarsi ... ma inutilmente. Pensano che dovrebbero essere loro a muoversi, dopotutto sono loro che stanno occupando la corsia nonostante il semaforo rosso, ma le leggi della fisica sono implacabili. Per quanto si diano da fare le auto rosse non possono risolvere il problema.

Gli unici a poterlo risolvere sono le auto blu. Sono le brave persone, vestite per bene, che rispettano ogni legge e che protestano solo se si tratta di difendere i loro diritti. Quelli che dicono "cosa vuoi che cambi se io mi sposto avanti di 30 cm?" oppure "non ci posso fare nulla, posso andare indietro solo di mezzo metro: a che servirebbe?". Che parafrasando diventa: "Cosa vuoi che cambi, se non faccio la raccolta differenziata?", oppure "non ci posso fare nulla, mica dipende da me".
Eppure, se loro provassero a stringersi un po', ecco che, quasi per magia, il signor Viola potrebbe tornare a casa, la auto rosse potrebbero sfilare via, e le auto blu potrebbero finalmente muoversi.

Auto in colonna Sono tante la auto blu, ferme in fila, ogni giorno. Con la coscienza pulita osservano e giudicano ogni disordine, ogni ribellione, senza nemmeno suonare il clacson. Pronte a querelarti o a sporgere denuncia, ma non a scendere in piazza. E non si rendono conto che se esistono disordine e violenza, forse è proprio perché loro non si vogliono spostare nemmeno di un centimetro.
Occupano spazio vitale e, pur restando legittimamente dentro le regole, spesso sono la vera causa del problema.

O meglio: sono la prima causa delle tante cause apparenti

Sono i capi uffici che non ti assumono se ti vesti male, urlano ad ogni tuo errore e ti fanno pesare se ti sei ammalato troppo, quest'anno. Sono i parenti che ti ripudiano se non battezzi il figlio, se porti i capelli lunghi o se viaggi in autostop. Sono gli amici che ti evitano se non tifi la nazionale, se dichiari di essere omosessuale o se ti vesti fuori moda. I vicini che ti criticano perché hai sposato un mussulmano o perché cambi fidanzata ogni mese. I bigotti che non distinguono la marijuana dall'eroina. I menefreghisti che tengono acceso il condizionatore tutta la notte, o non spengono il motore al passaggio a livello. I perbenisti che tagliano l'erba fino al loro confine, con precisione millimetrica, perché lì finisce la loro responsabilità. I fabbricanti di armi che ti citano in tribunale se li offendi, perché la morale è un principio inviolabile. Gli agenti commerciali che vendono un'enciclopedia ad operaio con cinque figli, perché l'economia deve girare, e gli affari sono affari.

Quando tutti suonano il clacson e molti si muovono, ma nulla cambia, forse chi non si è ancora mai mosso dovrebbe rifletterci un attimo. Sopratutto se crede di essere dalla parte della ragione. Ammesso che la ragione esista, in un simile pandemonio di cause ed effetti.


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